FIX è il primo disco delle giovani All Broken 29, quattro ragazze unite dall’amicizia e dalla passione per la musica. E’ un disco fresco, registrato in venti giorni con l’atteggiamento punk che ricorda l’approccio degli album di una volta. Tra brani in inglese e in italiano ci raccontano la loro adolescenza con molta semplicità lasciando intravedere ottime aspettative per il loro prossimo lavoro discografico.
Etichetta e Ufficio Stampa, Beng! Dischi.
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Prodotto e registrato ad Elfland Studio, Ponsacco (PI).
www.elflandstudio.com
Artwor k di All Broken 29 e Payoff Grafica (LT).
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Una delle migliore raccolte degli Stones,pubblicata in Italia da LineaTre di più
melodia e sperimentazione in un connubio perfetto. e poi c'è echoes e questo basta per il voto più alto di più
Virtually happy birthday, JOHN di più
Musica di alta classe e alcune canzoni sopraffine. Bellissimi anche certi strumentali! di più
Fanno petare e basta. L'Angus si mangia in Churrascaria di più
- Lei crede in Dio?
- Io credo in Dick. di più
il cambio di rotta si consacra in questo disco di enorme successo. Chitarra e voci in evidenza, canzoni "facili" ma energiche. Da qui in avanti la fine. di più
tra Meddle e Dark side of the moon, un lp di transizione ma con certe ideuccie che usciranno poi nel discone successivo di più
Grande musica, nella serenità dei suoi giorni migliori John ci dona la sua ispirazione cristallina, ascoltarlo è dissetersi con acqua pura di sorgente!
L’opera di John Martyn è un’ opportunità di armonizzazione con l’universo! Non solo quello musicale... di più
No è la prima parola che hai detto da quattro ore in qua. È un,è un torrente di parole in piena! Un vulcano in eruzione! Porca puttana, sta un po' zitto, eh! di più
vedere tanto lontano già nel 1971 non è da tutti. di più
Bel disco rock secondo me di più
il solito Wilson, l'ennesimo capolavoro! di più
disco pre-crisi della band, la linfa scarseccia. di più
il clima che si creava ai concerti di Guccini credo sia difficilmente ripetibile su disco, anche se qui non ne siamo affatto lontani. di più
Disco di una bellezza commovente. Semplicissimo, con brani di un'immediatezza assoluta eppure il più delle volte perfetti, con Nello che raggiunge vette d'ispirazione melodica tra le più alte toccate in tutta la sua gloriosa carriera. Le melodie cristalline e pure di "After the Gold Rush" raggiungono l'apice con tre capolavori come la title-track, "Birds" e "Don't Let it Bring You Down". Eppure, anche in un disco così, nulla raggiunge la forza e la bellezza dell'anatema elettrico furibondo di "Southern Man" dove l'incazzatura di Young più che dal testo stesso trapela dalle coltellate date dalla chitarra elettrica al solito suonata con il suo stile unico e riconoscibile al primo istante. Album che è un capolavoro senza tempo. di più
Un'affresco tanto cervellotico quanto poetico in bilico tra progressive metal e thrash metal, come già in parte si era presagito nei suoi predecessori ("Killing Technology e "Dimension Hatross"). L'ascoltatore si ritrova in un mondo spacca cervello, e rischia di perdersi dinnanzi a questa eccessiva genialità.
Uno dei migliori dischi della storia. Grazie Voivod. di più
Molto probabilmente il loro apice creativo, nel quale trapela il loro lato più romantico e passionale. di più