Davvero un bel disco, mai ascoltato in quindici anni di ascolti progressive. 13 brani "concept" direttamente collegati tra loro, come sezioni di lunghe suite, originariamente pensato come lavoro teatrale (ne resta traccia nel recitato grottesco "Perché ho venduto il mio sangue"), è un lavoro convincente, che dosa bene il minestrone di influenze che si possono individuare nello scorrere delle tracce; nell'alternanza costante tra strumentali e pezzi cantati si passa tra momenti di splendido pop-prog melodico, progressive-rock classico, momenti jazzy e la bella voce graffiante e un po' "rock-soul" di Duty Cirla che con il suo cantato fa spaziare le canzoni in un luogo di mezzo tra cantautorato-rock e ballata pop della più raffinata, con gli interventi delle sue ottime percussioni, delle tastiere di Massimo Parretti (uno dei due principali compositori della band) del flauto e a volte del sax e del corno di Mario Cirla (l'altro autore principale) e le chitarre di Guido Gabet (al basso il terzo Cirla, Guido). Gli arrangiamenti sono ricchi, vari, è un disco divertente, intenso, dove anche il cantato rende molto bene e le trame strumentali sono fantasiose e ispirate, negli spunti più intricati e in quelli più melodici. Disco fico, una chicca.
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