Cecchetto spreme la gallina dalle uova d'oro e impone a Pezzali un ritmo forsennato: un album all'anno. L'artista pavese mette insieme un lavoro raffazzonato, con qualche guizzo ("Una canzone d'amore") e pochissime idee. Ma vende ancora moltissimo. di più
La rabbia del decennio precedente è svanita, sostituita dall'ottimismo edonistico degli anni '80. 8 canzoni d'amore, tra cui spiccano "Notte prima degli esami" e "Ci vorrebbe un amico". Solo "Qui" sembra un tuffo nel passato, ma gli abbondanti sintetizzatori in cabina di regia decretano, inesorabili, l'avvento di una nuova epoca. di più
Squadra che vince non si cambia, anche se Repetto è (ormai) un lontano ricordo. Pezzali fa tutto da solo: due hit ("La regola dell'amico" e la title-track) e un flusso continuo di suoni e armonie già sentite migliaia di volte. Forse, ha finito le idee. di più
Il mio preferito. di più
"Dureranno una sola estate", sentenziavano i soloni di sventura. Il secondo album degli 883, invece, vende due milioni di copie e contiene tutti i classici della band ("Sei un mito"; "Come mai"; "Rotta X casa di Dio"; "Nella notte"). Pop plastificato, certo, ma (molto) molto divertente. di più
Pop leggerissimo (quasi evanescente) che però, a sorpresa, funziona come un congegno ad orologeria: "Due destini" e la title-track vanno fortissimo in radio e, di conseguenza, vendono a pacchi. A Sanremo con "Strade" non sfigurano: bene, bravi, bis. di più
Corposo "greatest hits" (33 canzoni) con l'aggiunta di due cover ("Io che amo solo te" e "Dio è morto"): sembra che non abbia più voglia di proporre nulla di nuovo e, in difesa, volge lo sguardo al passato (suo e di altri). di più
I due migliori talenti del Folk Studio esordiscono con un album scarno nel suono, meno nei contenuti. A prevalere, a sorpresa, è Venditti, grazie a due caposaldi della propria discografia: "Roma capoccia" e "Sora Rosa". De Gregori appare più sfumato, quasi timido. di più
Greatest Hits piuttosto corposo (2 CD) più il fortunatissimo inedito "Bruci la città" (con citazione degli Smiths). di più
Smessi lustrini e pailettes prova a riciclarsi come cantautore tout court con un doppio LP lunghissimo e, stringi stringi, noiosissimo. "Amico" lo fa volare in classifica, il resto (compresa la terribile "Onda gay") è puro orpello. In fase (molto) calante. di più
Stante il record di vendite (e dunque ha ragione lui), è un disco terribile, deludente nei contenuti e nel suono (ormai fin troppo consunto). Il singolo è "Mi ami davvero": banalità da cioccolatino Perugina e sdilinquimenti amorosi adolescenziali non degni di un (quasi) quarantenne. di più
Un disco tremendo, brutta copia (anche nella copertina) del non già eccelso precedente. Dalla title-track caciarona e populista allo sdilinquimento di "Vento selvaggio" nulla sembra salvarsi dal baratro in cui Venditti dovrebbe finire: lo dice lui, "Tutti all'inferno". di più
A sorpresa cambia stile e sound: il rock springsteeniano degli esordi cede il passo un hard-rock più sincopato ma molto meno efficace e convincente. Passa alla storia solo "Ho messo via", ballatona languida e (fin troppo) piaciona. Il resto è trascurabile. di più
Sempre più sicuro di sé stesso sciorina melodie complesse e arzigogolate pressoché impensabili da qualsiasi altro collega italiano. A volte esagera ("Gente per bene gente per male"), spesso fa centro ("La luce dell'est"; "Confusione"; la title-track). Record di vendite. di più
In teoria un "greatest hits". Stipati sulla lunghezza del 33 giri i suoi 45 più celebri (e all'epoca più venduti). In ogni caso, un capolavoro: il pop italiano moderno inizia qui. di più
Un album bellissimo il cui filo conduttore è la nostalgia di un tempo rimpianto e definitivamente passato ("La leva calcistica della classe '68; "Rollo & His Jets"). Grande varietà musicale, testi da mandarsi a memoria: è in una forma mai vista, forse, mai più ripetuta. di più
Dopo Pinocchio eccolo rivisitare la favola di Peter Pan. Gli "agganci" sono notevoli, a partire dal Capitan Uncino alias Toni Negri. In forma smagliante riempie gli stadi da Roma a Milano, e si concede il lusso di un azzardo lirico ("Tutti insieme lo denunciam") che profuma di Rossini e cinismo. di più
Si fa ritrarre in copertina col pancione e seguita, imperterrita, a mescolare il (molto) pop e il (poco) rock come ormai da anni ha abituato il suo pubblico. Gli archi de "Ti voglio bene" sono il segnale di un'artista sempre troppo uguale a sé stessa ma (e gliene va dato atto) tremendamente coerente. Collabora, come d'abitudine, la fedelissima Isabella Santacroce. "Ogni tanto" la firma anche Pacifico: quanta bella gente. di più
In questo momento è una macchina da guerra. Viaggia a ritmi velocissimi e pare sintonizzato come non mai col proprio (inesauribile) pubblico. "Più bella cosa" lo fa volare in classifica, "Stella gemella" lo conferma campione di un pop tanto semplice quanto, sotto sotto, tremendamente internazionale. "L'aurora" è dedicata alla figlia appena nata, e la sua storia d'amore con Michelle Hunziker riempie i rotocalchi nazionali (e non solo). di più
A sorpresa il suo rock all'acqua di rose valica i confini italiani. In Germania diventa una diva di prima grandezza, e spopola in mezza Europa con "Fotoromanza" (a cui segue un video firmato Michelangelo Antonioni). Melodia italiana ed elettronica europea si fondono in uno strano ibrido che, incredibile, funziona alla perfezione. di più