Questo qui è proprio un gran bel disco. Fabi è sempre stato bravo e mi piaceva già in dischi come "La cura del tempo" o "Novo mesto", che avevano segnato una prima maturazione rispetto ai primi tre dischi; con "Ecco" però si sente proprio il passaggio alla definitiva maturazione artistica, giunto al nono disco, uno che più invecchia e più sembra migliorare. Disco compiuto, completo, ispirato sia nei testi, ottimi, che nelle melodie, che negli arrangiamenti, corposi e di gran raffinatezza, come forse mai erano stati prima del 2012; sospeso tra la verve di un' intelligente canzone pop e delicato cantautorato malinconico e sussurrato, sulla scia presa dal genere negli anni '90 e '00, Fabi qui ottiene un compromesso perfetto tra orecchiabilità e bellezza "artistica", con canzoni che spaziano in varie sfumature, dando al disco appunto quel senso di compiutezza e raggiunta maturità. Ce ne son di cose belle: dall'ironia sagace di "Io" e "Indipendente", alla melodia assassina degli archi di "Elementare" (con un bellissimo testo), a quel gioiello irresistibile de "I cerchi di gesso", puro cantautorato pop-rock targato "anni '00" nelle sonorità, fino alla splendida title-track, che nella "struttura" mi ha un po' ricordato certe canzoni "ad esplosione" di Buckley Jr. O ancora "Le cose che non abbiamo detto", altra perla. Un grande disco questo "Ecco", forse il picco di una valida discografia.
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