Il racconto lungo che sto per recensire, purtroppo, è un enorme e mastodontico NO. Per carità, se a qualcuno è piaciuto non posso che esserne contento, ma, personalmente, l'ho trovato davvero pesante.

Sto parlando di Inganni del cuore, terzo racconto lungo del prof. Enrico Stabellini. A differenza del racconto lungo che lo precede, ovvero L'ultima estate, il testo oggetto della presente recensione affronta la questione dell'eutanasia, tematica che riguarda molto da vicino la bioetica, e che si può affrontare partendo da due punti di vista diversi: da una prospettiva 'laica', per cui l'eutanasia sembra non voler essere pienamente regolamentata dal legislatore, e dal punto di vista più squisitamente teologico, per cui la dolce morte è moralmente illecita.

In questo racconto, il professor Stabellini tratta l'eutanasia da un punto di vista meramente laico, e lo fa con assoluta delicatezza, per carità, ma è come se volesse gettare qua e là delle bricioline di pane, dicendo, sì, che Denise (la deuteragonista del racconto, dietro la quale, per quanto mi riguarda, con una trovata molto astuta [che riporta alla memoria il Giovanni Verga de 'I Malavoglia' e di 'Rosso Malpelo'], si nasconde l'autore stesso), poliziotta nipote di Miriam, moglie di Amedeo, il protagonista del racconto, facendo parte della Polizia di Stato, apporta al racconto la sua fermezza nel dire che l'eutanasia è illegale, ma da un altro punto di vista, questa potrebbe anche essere l'opinione di Stabellini stesso.

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