Ho qui tra le mani "Il Dizionario del Pop-Rock 2016" di Enzo Gentile e Alberto Tonti, Ligabue in copertina, prefazione di Gene Gnocchi. Vi chiederete, giustamente, ma non poteva recensire la versione 2023? Esatto, peccato non esista, e che la versione del 2016 sia l'ultima, l'ultima di una lunga serie di aggiornamenti, uscita nelle librerie e sulla rete.

L'opera è corposa (1900 pagine) e dentro c'è di tutto, dai Pink Floyd a Renato Carosone, dai Kraftwerk a Peppino Di Capri. E sarebbe anche un dizionario curato, se non fosse che i voti sono dati a capocchia. E a un dizionario del genere sarebbe richiesta un minimo di professionalità (come lo fu per l'ottimo "24.000 dischi" di Bertoncelli & Co., purtroppo fermo al 2006, ma quello sì era un signor dizionario).

I due autori, Gentile e Tonti, coadiuvati da altre firme a me ignote (Giordano Casiraghi, Ivo Franchi, Luca Garrò, Claudio Todesco) pare amino molto buttarla in vacca. Gli esempi sarebbero tanti, troppi, e non vorrei scrivere una recensione tanto eterna quanto noiosa, ma alcuni esempi vanno fatti. Suddividendoli in musica italiana e internazionale.

Musica italiana.

Ai nostri eroi piace molto De André (e ci sta) e gli piazzano 5 stellette un po' a tutti gli album (tranne "Vol. 8" e "Rimini"); e amano ancora di più Battiato. E fino a qui va tutto bene. Solo che hanno l'ardire di mettere il massimo dei voti a 4 album di Jovanotti ("L'albero", "Buon sangue", "Ora", "Lorenzo 2015") e, udite udite, il massimo possibile a quella mezza ciofeca di "Mondovisione" di Ligabue. Senza contare che il miglior Pino Daniele sarebbe l'ultimo (3 stellette a "Terra mia" e 5 a "Non calpestare i fiori nel deserto", roba da manicomio); innalzare a gloria il Gaber degli ultimi due album in studio (e il teatro-canzone, magnifico, fondamentale, lasciarlo perdere); considerare "Viva l'Italia" il miglior album di De Gregori (ma per piacere) e distruggere, questo sì gravissimo, il povero Lucio Battisti, a cui vengono si date le 5 stellette ("Emozioni", "Il mio canto libero") ma vengono bocciati clamorosamente tutti i dischi bianchi del periodo Panella (1 stelletta a "L'apparenza", 1 anche a "Hegel"). Bocciatissimi pure i Baustelle e Bennato, insomma, fino al 1977 molto bene dopo un disastro (ma "Sono solo canzonette", che è del 1980, faceva così schifo?). Vasco si cucca il massimo possibile con il live "Rewind" (mah); Mina non pervenuta.

Musica internazionale.

5 stellette a tutti i Beatles (che io amo, ma obiettivamente non sono tutti sullo stesso livello); i Rolling Stones, poveretti, solo 3 album meritano il massimo dei voti, e fra questi non ci sono né "Sticky fingers" né "Exile on Main Street", ma c'è l'antologico "Forty Licks" (e quale sarebbe il senso?); Frank Sinatra giganteggia, ma sono tutte antologie; c'è moltissimo Van Morrison, ma è curioso come i Creedence Clearwater Revival non abbiano nemmeno un 5 stelle, stessa sorte per i Grateful Dead. Esageritissima la valutazione agli album di Bob Dylan (ben 15 album a pieni voti), miserrimo lo spazio lasciato all'hard-rock, che evidentemente non piace ai due autori, tanto che sia i Deep Purple che i Black Sabbath vengono trattati con immeritata sufficienza. Chiudiamo con due chicche, ovviamente ce ne sarebbero altre ma mi fermo qui: Frank Zappa viene considerato un genio dal 1966 fino al 1969, dopodichè i suoi album vengono giudicati con freddezza e poche stelline (dico, dopo ci sarebbero cosette tipo "Joe's Garage" e "Sheik Yerbouti", 3 misere stellette entrambi); Eric Clapton non solo non ha neanche un 5 stelle, ma nemmeno un 4 stelle, insomma, robetta secondo Gentile e Tonti.

E menomale che non l'hanno più aggiornato.

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