Eric Burgess, Carl Sagan, Frank Drake & Linda Saizman Sagan
Pioneer Plaques (Le Placche dei Pioneer)

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Materialmente, nel 1972 e nel 1973, l'essere umano lanciò nello spazio due oggetti (il 10 e l'11) appartenenti al "Programma Pioneer" (N.A.S.A.). Lo scopo scientifico era studiare Giove, Saturno e, fino al loro "spegnimento", lo spazio interstellare: Pioneer 10 è stata la prima creazione umana ad "uscire" dal Sistema Solare (1983) ed entrambe, pur non funzionanti, in termini pratici, sono ancora in viaggio rispettivamente verso Aldebaran e verso la Costellazione dell'Aquila. Dal punto di vista simbolico e filosofico, invece, le due missioni avevano anche un altro obiettivo, che vedremo, la cui visione d'insieme era vecchia di almeno 200000 anni: come il Sapiens Sapiens insomma.

Essere umani è comprendere, o cercare di farlo, spinti da un fervore che ci ha portato a porre interrogativi che in vari modi, più o meno sensati, da sempre tentiamo di risolvere: attraverso la scienza, la tecnologia e, purtroppo, anche la metafisica. Un percorso che dovrebbe averci, ormai, fatto capire che, pur da esseri razionali, la nostra presunta "centralità", in tutti gli ambiti, dovrebbe essere pesantemente ridimensionata ma che ancora fatichiamo a comprendere: vittime di un senso di superiorità che rallenta il nostro progresso e che rischia di compromettere lo stesso pianeta che ci ospita. Nei nostri apici, e penso a menti geniali come Galileo, Copernico, Newton, Darwin, Einstein, Planck, Bohr, Gödel, Russell etc., abbiamo però ottimi sentieri da seguire: quindi credo sia giusto vivere con un sano, ma prudente, ottimismo.

Così doveva pensarla Eric Burgess quando suggerì a Carl Sagan, allora consulente per il "Programma Pioneer", che l'umanità meritava la possibilità, anche se statisticamente utopica, di  fare arrivare, con le due sonde, un segno utile a presentare la nostra specie ad eventuali esseri che avrebbero potuto, un giorno, venirne a contatto: in una virtuale quadratura di quel cerchio che, appunto, da 200000 anni, circa, i nostri simili progettavano, e progettano, ogni volta che alzavano, e presente come detto, lo sguardo al cielo...

Sagan, con l'aiuto della moglie, la creatrice materiale delle incisioni, e di Frank Drake, progettò, quindi, due placche gemelle, alluminio e oro, che vennero montate sui Pioneer 10 e 11 e che, fino ad oggi, insieme al "disco d'oro" del "Programma Voyager" sono gli unici messaggi, nel senso letterale del termine, inviati nello spazio dal genere umano. Nelle placche furono incisi, in disegni simbolici potenzialmente "universali", messaggi atti a comunicare da chi, da dove e quando le placche provenivano: la transizione sopraffine atomica dell'idrogeno, l'elemento più presente nell'universo, che con il numero binario 1 e quello binario 8, a destra nella placca, compongono la legenda, un uomo, con il braccio alzato nel salutare, nella speranza che l'affinità antropologica del gesto sia pure universale, e una donna, parecchie polemiche suscitarono il fatto che i due furono disegnati nudi, entrambi con tratti somatici appartenenti a varie etnie e le loro dimensioni in scala al Pioneer, un diagramma radiale rappresentante la visione, in numeri binari, dal Sistema Solare di 14 pulsar e la distanza media della nostra stella dal centro della Via Lattea e lo schema del Sistema Solare con indicato il pianeta di provenienza della sonda e la "traiettoria" della stessa. 

Chi conosce Sagan sa che lo scienziato e scrittore americano non era così ingenuo da sperare in un successo della "missione" ma che il suo scopo mirava più a "parlare" con i terrestri che non con gli extraterrestri, cui dedicò, a questo proposito, il progetto SETI, comunicando un messaggio di appartenenza, con la relativa "umiltà" di cui parlavo sopra, cosmica, attraverso la visione che vorremmo avere di noi come specie. In uno scritto, che linkerò nelle info, dello stesso Sagan si legge che le placche dei Pioneer furono come messaggi in bottiglia, spediti in un oceano universale: vederla a questo modo significa pensare che siamo come dei naufraghi e in quanto tali bisognosi di aiuto e in preda alla solitudine. Mi piacerebbe non condividere la cosa ma vagando in questa terra, con il naso perennemente "all'insù" verso il cielo stellato, pur sapendo che le distanze cosmiche mi sono nemiche, il dubbio sfiora la certezza.

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Commenti (Otto)

enbar77
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Pazzesco.
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kosmogabri
kosmogabri Divèrs
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ciao Kyra. Sempre stata molto impressionata da queste placche... Molto interessante, brav_.
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iside
iside Divèrs
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non risponderà mai nessuno. sembra la trovata di un bimbo di 10 anni, mai capita sta cosa.
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sfascia carrozze
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Complimenti. Davvero una DePagina degna di nota. Au revoir.
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alia76
alia76 Divèrs
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molto molto interessante..avevo ragione: sagan è quello di Contact (1996) vero? io però avrei mandato Punny nello spazio...( don't hate me punny because i'm beautiful (cit.Prince))
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bender
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certo che mandare sul pianeta rosso un uomo che fa il saluto romano non è stato il massimo della lungimiranza.
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Bartleboom
Bartleboom Divèrs
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A volte il destino è proprio beffardo. Questa è una recensione scritta molto bene. Parla di un'"opera" affascinante. Fa capire quanto "vasto" possa essere il concetto di opera d'arte, perlomeno ai fini debaseriani. Offre diversi spunti di riflessione interessanti... Ed è rimasta in casa pagina due giorni. Me ne dispiaccio. Sinceramente. Bravissima Kyra.
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KyraCollins
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Grazie a tutti per i commenti. Prima di rispondere alle questioni in sospeso mi scuso del ritardo della risposta: torno ora dalla Sardegna dove ho passato dieci interessanti giorni a cucinare prodotti locali tipici e ad assaggiarne qualcuno preparato da terzi (ottima tra l'altro una paella alla moda algherese cucinata da conoscenti e accompagnata da un bianco 70% vermentino e 30% sauvignon che si chiama "41°Parallelo" che consiglio), rilassarmi e abbronzarmi tra i pini marittimi e i gigli di mare e tra questi leggere il CdS (anche se il gruppo editoriale RCS è protagonista di una delle piu' grandi truffe della storia italiana quella testata ha ancora qualche buon corsivista/editorialista che merita la lettura), "giocare" all'evergreen "Settimana Enigmistica" e (ri)leggere "La Montagna Incantanta" (uso questo titolo anche se nella prossima ristampa italiana il titolo verrà cambiato con il più "corretto" "La Montagna Magica" perchè trovo la cosa abbastanza ridicola e mi chiedo pure io, come fa sul CdS di tre giorni fa, lupus in fabula, Battista, se non sbaglio, cosa si dovrebbe fare con, per esempio, "The Catcher in the Rye", e in molti altri casi, se si dovesse seguire questa "moda" del filologicamente corretto a scoppio ritardato) ma sto divagando...tornando al topic: @Iside: come detto nella recensione il significato del gesto va più ricercato tra noi (come esseri umani) che non per tra "omini verdi", in questo Sagan si dimostrò lungimirante (come sempre è stato del resto) @Alia76: si è lui e personalmente considero "Contact" (e mi piace pure la trasposizione cinematografica) tra i più bei libri fantascientifici scritti. @Bender: i Pioneer Marte lo "videro" solo per ricevere la "spinta gravitazionale" per arrivare agli obiettivi che erano, appunto, i due giganti gassosi inoltre credo ci voglia una bella dose di fantasia per cogliere come saluto romano quel braccio alzato (a meno che non si voglia pensare che Sagan anticipò Guzzanti...) e la speranza è che se, mai saranno raccolte, le placche finiscano tra "menti" abbastanza progredite da cogliere sfumature di altro tipo (anche se, ripeto, le placche sono più un messaggio a noi che non ad eventuali E.T.) @Bartleboom: in 2 giorni comunque una recensione viene vista abbastanza (ricordo tempi in cui la permanenza in HP era nell'ordine delle ore) ma è evidentemente il "tema" che non interessa troppo (almeno qui) ma non è certo un cruccio per me: va bene così. Saluto Kosmogabri, Enbar77 e Sfascia Carrozze che non avevo ancora citato
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