Copertina di Goth-Trad New Epoch
ilTrattoreRagno

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Per appassionati di dubstep, musica elettronica, amanti delle sonorità underground e sperimentali, fan delle atmosfere urbane e notturne
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LA RECENSIONE

Takeaki Maruyama è seduto di fronte ad una vetrata enorme. Il posto è un albergo di Shinjuku, Tokyo. Davanti a lui una tastiera midi collegata ad un mac illuminato, sintetizzatori fatti in casa, drum-machine programmate poco prima, kaosspad e kaossillator attivi. Un respiro profondo prima dell'immersione.

La finestra si sfonda dietro ai suoi occhi.

La lingua che parlano i neon è la lingua dubstep, una lingua che rimane sotterranea il più a lungo possibile prima di emergere e ribollire sotto le dita di Goth-Trad, il silenzio che prende forma di archi sintetici su "Man In The Maze" è il fiatone di una corsa nevrastenica, le tempie captano l'emergere di percussioni minimali e rullanti dub che scoppiano sotto gocce sintetiche e singhiozzi metallici che musicano lo scintillio dei fari dei taxi. Gli occhi chiusi che spaziano tra le vetrine illuminate a giorno da raggi al tungsteno, si creano riverberi dissonanti che gracchiano in poco ampi respiri noise, dove la vena dubstep riceve una dose neanche troppo letale di suoni di scuola greenwoodiana e yorkeiana, ripetizioni che contaminano le sinapsi, sintetismi che aleggiano in mezzo al rumore di "Departure". "Strangers" è l'anticamera di una discoteca, dove i visi degli sconosciuti abbondano e brillano di sudore alle luci fisse per decomprimere la violenza stroboscopica del dancefloor, con maree di riverberi, minimalismi percussivi camminano lenti sotto pad a mò bordone del nuovo millennio il cui "pitch" fa su e giù fino a scomparire. Fino ad entrare sulla pista dove a deflagrare è "Babylon Fall", con i suoi neri echi vocali che atterrano su singhiozzi noise direttamente dalla Giamaica di Max Romeo, i bassi spingono forte sullo stomaco mentre le luci trafiggono gli occhi. Il viaggio di ritorno, tra le strade lucide di pioggia e divorate dai piedi della gente c'è la spinta della drum machine nervosa del verbo dub drogato d'elettronica imbevuta di acidi che porta il nome di "New Epoch".

Il vetro non si ricompone, gli occhi non si riaprono, siamo ancora sul dubfloor. 

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Riassunto del Bot

La recensione descrive New Epoch di Goth-Trad come un viaggio sonoro immersivo nella scena dubstep, caratterizzato da sintetizzatori artigianali, drum machine e atmosfere urbane di Tokyo. L'album fonde minimalismi percussivi con bassi profondi e riverberi intricati, evocando immagini di luci al neon e dancefloor vibranti. La scrittura ricca e immersiva valorizza la capacità dell'artista di creare paesaggi sonori intensi ed evocativi.

Tracce

01   Babylon Fall (05:35)

02   Seeker (05:07)

03   Man in the Maze (06:15)

04   New Epoch (06:13)

05   Departure (06:59)

06   Walking Together (06:02)

07   Cosmos (05:37)

08   Airbreaker (03:45)

09   Anti Grid (06:02)

10   Mirage (05:51)

11   Strangers (03:32)

Goth-Trad

Goth-Trad è lo pseudonimo di Takeaki Maruyama, produttore giapponese noto per le sue produzioni dubstep e bass-heavy.
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