Copertina di Grandaddy Sumday
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Per appassionati di musica indie, fan dei grandaddy e cultori di rock alternativo.
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LA RECENSIONE

Un album unitario non è per forza monotono; uno vario non è per forza slegato.

Il precedente lavoro dei Grandaddy, The Sophtware Slump, è uno di quegli album - rari capolavori - che senza scadere nella ripetitività esprimono un concept proprio, innovativo nell'ispirazione e nelle tematiche (nella fattispecie, il crollo della tecnologia espresso dalle strane sonorità lo-fi dei rockers di Modesto, CA).

The Sophtware Slump è un capolavoro; Sumday non lo è.
Tanto per essere chiari.
È un buon album, ma non è quello con cui i cinque barbuti "nonnini" scrivono la loro pagina nella storia della musica.

Ci sono tutti gli ottimi ingredienti del loro indie rock: le distorsioni gentili, il lieve scazzo alla Pavement (cui, a mio avviso, sono superiori seppur debitori), le scale ripetitive ma celestiali della tastierina, e soprattutto la voce di Jason Lytle - un timbro leggero e inventivo.
Manca, appunto, l'invenzione che era lecito attendersi dalla loro genialità.

Le tracce, specie nella prima parte (I'm On Standby, The Go In The Go-For-It, The Group Who Couldn't Say, Lost On Yer Merry Way), si susseguono riproponendo in maniera (mi duole dirlo) un po' piatta la formula cui The Sophtware Slump – ma anche il primo, Under The Western Freeway – alludeva pur senza mai forzarla.

L'album si riprende un po' nella seconda parte, dopo El Caminos In The West, che insieme alla bellissima prima traccia Now It's On riscrive in maniera piena la vivacità dell’anima californiana del gruppo, e soprattutto con Saddest Vacant Lot In All The World (quando una melodia è così semplice ti emoziona) e The Warming Sun – l'unica vera invenzione dell'album.

Per chi adora i Grandaddy come il sottoscritto, insomma, Sumday è un must. Nell'ottica della loro storia di gruppo, comunque, non sarà certo così il "giorno delle somme".

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Riassunto del Bot

La recensione esamina Sumday dei Grandaddy, sottolineando come sia un album piacevole ma privo dell'innovazione e della coesione geniale che distingueva The Sophtware Slump. Restano intatti i marchi di fabbrica del gruppo, dalle distorsioni gentili alla voce di Jason Lytle, ma l'album appare più piatto nella prima metà e si risolleva solo con alcune tracce memorabili. Un ascolto obbligato per i fan, ma non una pietra miliare.

Tracce testi video

01   Now It's On (04:08)

03   The Go in the Go-For-It (03:40)

04   The Group Who Couldn't Say (04:03)

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05   Lost on Yer Merry Way (06:21)

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06   El Caminos in the West (03:22)

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07   "Yeah" Is What We Had (03:45)

08   Saddest Vacant Lot in All the World (03:51)

09   Stray Dog and the Chocolate Shake (03:43)

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10   O.K. With My Decay (06:10)

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12   The Final Push to the Sum (04:23)

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Grandaddy

Grandaddy è una band indie rock statunitense di Modesto (California), formata nel 1992 e guidata da Jason Lytle. Nota per l’equilibrio tra lo-fi, elettronica e melodie malinconiche, ha pubblicato album chiave come The Sophtware Slump. Si è sciolta nel 2006, si è riunita nel 2012 ed è tornata con Last Place nel 2017.
10 Recensioni

Altre recensioni

Di  theego

 Jason Lytle confeziona brani che avrebbero fatto gridare al miracolo in Inghilterra se non fosse che il gruppo arriva da un tranquillo paese della California.

 La Nostalgica 'Saddest Vacant Lot in All the World' potrebbe essere la colonna sonora di una storia d'amore ormai al crepuscolo.