Era il 1998 quando gli islandesi Gus Gus, con la mitica “Believe” di Polydistortion (1997), mi fecero stimare la loro musica. Comprai il disco e mi ricordo che per alcuni mesi rimase lì, in prima pila davanti al lettore, pronto per i frequenti ascolti. Quattro anni più tardi, ovvero sabato scorso, mi trovo casualmente fra le mani “Attention”, il loro nuovo cd pubblicato dalla Underwater Records. Leggo che è loro, dei Gus Gus, mi incuriosisco e lo compro. Arrivato a casa e acceso lo stereo mi accorgo che rispetto a Polydistortion manca quasi sempre la batteria, tanto trainante ed ambient prima, ora rimpiazzata da orribili beat techno/dance. Carino l’intro della prima, “Unnecessary”, e lusinghiera la seconda, “David”. Proseguo l’ascolto, ma rimpiango ancora di più la voce psicadelica e mistica del cantante, ora spodestata dalla voce della tipa che nei vecchi video ballava come una matta. Complessivamente deludente e poco coraggioso per un disco di elettronica, nulla di nuovo e 10 tracce piuttosto noiose e ripetitive. Imparagonabile con quanto di creativo avevano proposto loro con Polydistortion o in genere la scena islandese di questi tempi. Un disco rave da ascoltare al massimo ad un ambient party abusivo in cantina per poi lasciarlo direttamente laggiù, fra i cartoni colmi di bei ricordi. djd