Ignazio Silone
Vino E Pane

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Voto:

"Vino e Pane" è il secondo romanzo di Ignazio Silone, scritto nel 1936-37 (durante il periodo dell'esilio). Narra le vicende di Pietro Spina (personaggio in parte autobiografico), membro del Partito Comunista Italiano che torna in Italia dopo un periodo all'estero per sfuggire alle grinfie del governo fascista. Torna, ed è costretto, per non farsi arrestare, a spacciarsi per sacerdote. Già in questo si possono notare i due aspetti della personalità dell'autore, riflessi nel protagonista del libro: l'impegno sociale e politico (Pietro Spina) e la spiritualità e l'importanza delle radici cristiane (don Paolo Spada). Quando Pietro diventa don Paolo dà luogo, sembra inconsciamente, a un vero e proprio cambiamento nella sua identità: così come Spina è un acuto politico militante in lotta attiva contro la dittatura, don Spada è un tranquillo parroco che si reca nel piccolo paesino di Pietrasecca per migliorare la propria salute. Un prete un po' freddo, brusco, a tratti sgarbato, ma in fondo buono, molto più umano di tanti altri che la vocazione l'hanno sentita davvero.

Don Paolo diventa qualcosa di molto simile ad una celebrità (mi si passi il termine) nel paese, c'è chi lo vuole con sé come fosse un talismano (la padrona della locanda dove alloggia) e chi ne è realmente affascinato, come Cristina Colamartini, con la quale il protagonista tesse un bellissimo rapporto d'amicizia che sembra stia per sfociare in un amore. Così come amore sembra quello che don Paolo prova per un altra figura fondamentale nella vicenda, Bianchina, che il finto prete salva "miracolosamente" in punto di morte e che diventa per riconoscenza il suo tramite con il nucleo attivo del partito comunista a Roma.  C'è molto più nel non scritto che nello scritto, nei discorsi dell'uomo con Cristina e Bianchina, c'è molto di ombroso, così come ombrosa è la stessa figura del prete, che Pietro Spina non crea a tavolino (come fa, per esempio, il Mattia Pascal di Pirandello con Adriano Meis), ma nella quale si nasconde e si maschera, si immedesima e lascia vivere. Quasi come fosse un vero sacerdote, tant'è vero che alcuni in paese arrivano a pensare (paradossalmente, c'è da aggiungere) che don Spada sia un santo. E' in questo paradosso il dramma del Ventennio fascista, della dittatura e della guerra in generale: le persone si abbruttiscono a tal punto, che dimenticano le proprie radici, i propri valori. E questo accade anche a chi quei valori dovrebbe difenderli, come i preti (non mancano nel libro casi di prelati "corrotti", se così si può dire, che favoriscono il regime), tanto che un sacerdote che rispetta ancora quell'antico credo di amore e solidarietà fra uomini ha subito un aura di santità, nonostante non sia che una maschera, una messinscena.

L'ambiente nel quale il protagonista si muove è popolato da bizzarri personaggi e da uomini dalla grande statura morale (in numero però limitatissimo) come il vecchio Don Benedetto, insegnante di Pietro, da ignoranti contadini (i "cafoni"), giovani pieni di ideali, da semplici funzionari di partito e altrettanto semplici "funzionari della Chiesa". Ogni organizzazione, ogni associazione, infatti, ha una componente in sé di "funzionari" di comparse, potremmo chiamarli mestieranti. Gente che crede di credere in determinati ideali, ma in realtà li tradisce, con le sue stesse azioni. E tali persone sono disprezzabili tanto quanto il "nemico", tanto quanto quel che si cerca di combattere. Questo libro ci insegna a seguire nient'altro che la nostra coscienza, di mettere in secondo piano i "dettami di partito", i rituali e le gerarchie della Chiesa, di recuperare i veri valori che fanno grande l'uomo, che lo elevano.

L'ambivalente personaggio di Pietro/Paolo (i due santi più importanti del cattolicesimo, e dubito che sia un caso) è raccontato con il solito inimitabile stile di Silone, uno stile sobrio, estremamente sobrio. Misurato e chiaro, ma non telegrafico, anzi pieno di poesia e colore pur nella sua semplicità. L'autore ci parla di sé, in fondo, della sua lotta politica, del suo struggimento spirituale. Come si può non amare una personalità come quella di Ignazio Silone? E come si può non amare un personaggio umanissimo come Pietro Spina/Paolo Spada? Si è spinti alla simpatia nei suoi confronti, allo schierarsi al suo fianco. Silone ci ammonisce a cercare il fulcro della nostra cultura, a riscoprire il centro del nostro modo di essere, per conoscere meglio noi stessi, e per vivere meglio con gli altri. Un libro che narra in modo estremamente personale un periodo buio della storia italiana e che contemporaneamente ci parla di noi, dell'essere umano, di cosa dobbiamo tener presente, per essere persone migliori.

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Commenti (Tre)

santalessio
santalessio Divèrs
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non conosco l'opera, ma la recensione mi pare davvero competente. ancora.
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fiquata
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bella, brav'. di Silone lessi solo Fontamara che è veramente un bel libro. non mi sono mai spinto oltre, però chissà...
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aries
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@ fiquata: questo non l'ho letto (ma lo voto sulla fiducia), ma ti consiglio "Il segreto di Luca" e "Severina".
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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