Copertina di John Hiatt Bring the Family
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Per amanti del cantautorato americano, appassionati di musica sudista, fan di musica rock e soul autentica, ascoltatori di album emozionali e riflessivi.
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LA RECENSIONE

Bring the Family: un tributo all'amore. Non l'amore che perde se stesso in vani romanticismi, o quello che pretende di esser descritto da idilliache poesie. Qua c'è solo spazio l'amore schietto, raccontato con semplice praticità e con grezza verità.
E Bring se ad accompagnare questi temi è una musica profonda, melodica e perfino grezza, il risultato ne è ben degno: John Hiatt, il bianco con la voce da nero, regala nel 1987 proprio un piccolo grande gioiello sudista.

John Hiatt, fu ed è un affermato cantatutore a stelle e strisce, che agli inizi degli anni 80 riscosse una certa popolarità, e la cui vita e carriera artistica sono spesso state segnate dalla sua strana e tetra personalità, tipica di un sudista, arrabbiato e amareggiato per i propri fallimenti e per la fine dei propri sogni, sempre lontani e irraggiungibili. Queste profonde emozioni si possono cogliere in dischi della prima ondata. Più tardi, la rabbia lascia il posto ad un piccolo barlume di felicità, per poi tramutarsi in smarrimento infinito. Bring The Family è figlio di tutte queste emozioni.

Accompagnato da un strategico quartetto sudista, i Goners, Hiatt rende la propria profonda voce il quinto strumento, che, scommetto, riuscirebbe ad emozionare anche l'uomo più freddo di questa terra! Ne è d'esempio "Have A Little Faith In Me", in assoluto il pezzo più toccante del disco, in cui la impressionante e appassionante voce è accompagnata solo da una sequenza di bicordi di pianoforte a coda. Altri avvincenti momenti di commozione sono nella tiratissima "Lipstick Sunset", la tristissima "Stood Up" e l'acustico strimpellato finale "Learning How To Love You".

Bring The Family presenta anche dei pezzi più animati, quasi swingeggianti e "Menphis In The Meantime" ne è l'esempio più rampante: l'inno alla sua cara sporca città, deliziosamente sporca e gradevolmente violenta. Stessa violenza che viene ricercata e rincorsa in "Alone In The Dark", dove Hiatt sembra riuscire a sputar fuori tutta l'amarezza di un cuore spezzato, interpretando sempre tutto con vigorosa carica vocale.

Bring The Family: storie d'amore virile.

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Riassunto del Bot

Bring the Family è un album del 1987 di John Hiatt, raffinato cantautore americano, che esplora l'amore con schiettezza e profondità emotiva. Il disco si distingue per una musica grezza e melodica, accompagnata da una voce intensa e coinvolgente. Con brani toccanti come 'Have A Little Faith In Me' e pezzi più energici come 'Memphis In The Meantime', Hiatt offre un ritratto autentico di emozioni virili e tormentate. Grazie ai Goners, il lavoro risulta un piccolo grande gioiello sudista ancora oggi apprezzato.

Tracce testi video

01   Memphis in the Meantime (03:59)

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02   Alone in the Dark (04:45)

03   Thing Called Love (04:13)

04   Lipstick Sunset (04:14)

05   Have a Little Faith in Me (04:04)

06   Thank You Girl (04:10)

07   Tip of My Tongue (05:53)

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09   Stood Up (06:00)

10   Learning How to Love You (04:05)

John Hiatt

John Hiatt (Indianapolis, 1952) è un cantautore e chitarrista statunitense attivo dal 1974. Unisce rock, country, folk e blues in un sound roots personale; brani come Have A Little Faith In Me e Thing Called Love sono stati interpretati da molti artisti.
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