Copertina di John Lennon Rock 'n' Roll
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Per appassionati di john lennon, fan dei beatles, cultori della musica anni '50 e '70, amanti delle reinterpretazioni musicali.
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LA RECENSIONE

Non è mai comodo confrontarsi con un intero album di cover (oggettivamente: ce n’era bisogno?) specie se prodotto da un artista molto amato per quanto da lui stesso scritto e composto.

Soggettivamente, c’è il piacere dell’ascolto, epidermico e diretto, e qui andiamo piuttosto bene: queste canzoni, rivisitate con l’affetto di chi ci è cresciuto dentro – John Lennon è del 1940 - e nel tempo le ha fatte proprie e rimasticate senza alcun timore, ancora mi emozionano.

Per la mia esperienza, quando uscì questo disco nel 1975 erano gli anni di “Happy Days” e di “American Graffiti” e mi piacque molto scoprire una serie di classici del rock and roll, alcuni dei quali avevo già orecchiato perché erano stati piuttosto noti anche qui da noi, come «Be-Bop a Lula» (da Gene Vincent, 1956) oppure «Stand By Me» (da Ben E. King, 1961) e «Ain’t That A Shame» (da Fats Domino, 1956) e altri – la maggior parte - che mi erano invece sconosciuti e che poi però erano finiti tutti quanti nel dimenticatoio di una musica che avevo considerato ormai “vecchia” rispetto a quella “onda beat” che proprio i Beatles avevano iniziato.

E invece, stuzzicato da quest’album, mi accorgevo che soffiando via la polvere c’era ancora del “buono” in quei solchi. In particolare, oltre a quelli che ho già citato, avevo messo in cima alle mie preferenze – e metterei ancora - la vigorosa «Slippin’ and Slindin’» (ripresa da Little Richard, 1956) e poi «Peggy Sue» (da Buddy Holly, 1957) e anche «Sweet Little Sixteen» (da Chuck Berry, 1958) quest’ultima in una versione “wall of sound” per la turbolenta produzione – in tutti i sensi - di Phil Spector. Meno di tutte «Do Yo Want To Dance» (da Bobby Freeman, 1958) che Lennon interpretava in una per me insipida versione caraibica.

Tralasciando però il mio personale punto di vista (di ascolto) e collocando invece questo ROCK ‘N’ ROLL nell’ambito della complessiva discografia lennoniana, devo dire che questo album mi mette oggi un po’ di tristezza: dopo una dozzina d’anni di iper-creatività, dopo la rivoluzione musicale e di costume dei Beatles, dopo il seducente buonismo di “Imagine” e il velleitario pacifismo della Plastic Ono Band il nostro John si ritrovava come svuotato di idee nuove e carico di nostalgia per quegli anni un po’ spavaldi in cui, ventenne, si atteggiava a teddy-boy (come nella foto di copertina, datata 1961 ad Amburgo) e qui avrebbe (quasi) chiuso il cerchio della propria avventura musicale.

C’è da dire infine che rispetto a quei giorni viviamo oggi tutt’altro scenario: nessuno (anche per ragioni anagrafiche) ha più nostalgia né degli anni cinquanta né dei settanta; tutte le canzoni di allora sono disponibili in rete alla distanza di un clic e questo disco – che pur non ha perso il proprio smalto – è ormai solo un piccolo cameo nella storia di quello straordinario artista che fu John Lennon. Long live John!

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'album di cover Rock 'n' Roll di John Lennon, sottolineando il piacere personale nell'ascolto e l'effetto nostalgia trasmesso. Viene evidenziato come il disco rappresenti una parentesi malinconica nella carriera di Lennon, più che una rinascita creativa. Alcuni brani vengono apprezzati per energia e reinventazione, mentre altri risultano meno riusciti. L'autore si interroga sullo spazio che oggi può avere quest'opera nella discografia del celebre artista.

Tracce testi

01   Be-Bop-A-Lula (02:37)

02   Stand by Me (03:29)

03   Medley: Rip It Up / Ready Teddy (01:34)

04   You Can't Catch Me (04:52)

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05   Ain't That a Shame (02:31)

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06   Do You Wanna Dance (02:53)

07   Sweet Little Sixteen (03:01)

08   Slippin' and Slidin' (02:17)

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10   Medley: Bring It On Home to Me / Send Me Some Lovin' (03:42)

13   Just Because (04:25)

John Lennon

John Lennon (1940–1980) è stato un cantautore e musicista britannico, noto come membro dei Beatles e per la sua carriera solista, con brani come "Imagine" e "Give Peace a Chance".
24 Recensioni

Altre recensioni

Di  polkatulk88

 La chiusura di un ciclo.

 Un disco frizzante, da ascoltare alle feste, che ha un parente prossimo nel quasi coevo Rigor Mortis Sets In.