Copertina di Kamelot The Fourth Legacy
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Per appassionati di power metal e melodic metal, fan di kamelot e roy khan, ascoltatori di musica metal melodica e ricercatori di album classici anni '90.
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LA RECENSIONE

Dopo il discreto successo di "Siege Perilius", primo album col nuovo cantante Roy Khan, esce nel 1999 il nuovo album "The Fourth Legacy"; i Kamelot di distinguono da sempre dagli altri gruppi soprattutto dalla voce del bravissimo e dotatissimo RoY Khan, che interpreta al meglio ogni singola canzone, facendone riecheggiare la melodia in testa dell'ascoltatore.

Ad aprire le danze ci aspetta "New Allegiance", opener interamente musicale e decisamente convincente, che però lascia ben presto lo spazio alla title track, "The Fourth Legacy" che apre in maniera decisa il vero e proprio album scatenando nella mente dell'ascoltatore sensazioni forti e fuggenti; da notare uno dei ritornelli più belli mai cantati dal Khan. La seconda track, "Silent Goddess", sebbene sia potente al punto giusto non lascia - a mio parere - niente o quasi all'ascoltatore che della canzone ricorda solo il ritornello (almeno a me così è successo!). Ma attenzione, perchè in men che non si dica i nostri power metaller ci trasportano nei più sconfinati deserti al ritmo irrefrenabile di "Desert Reign", il secondo interlude musicale del CD, che conduce dopo melodie e ritmi orientali a quella che molti hanno indicato come la migliore track del CD: è "Nights Of Arabia" che interpretata magistralmente dal cantante prodigio lascia (al contrario della precedente canzone) un ricordo indelebile per tutto il CD.

Passa  un po' più lentamente la successiva "The Shadow Of Uther", ascoltabile ma non il capolavoro dei capolavori (passa parecchio inosservata), resta comunque una buona cavalcata power: ma il ritmo per un attimo si arresta nella successiva "A Sailorman's Hymn", una lentissima, dolcissima e bellissima ballad in pieno stile Kamelot (basti pensare a "Wander in Epica" o "Abandoned in Black Halo"), che racconta di una donna che spera nell'arrivo del suo marinaio ("so she lights up a candle for hope to be found, captive and blind by the darkness around, each wave a promise, new hope reborn, sunrise consoles at the break of dawn"). Dopo che anche questa piccola perla si è insediata nella vostra mente (a me ha dato strani effetti depressivi, ma credo sia proprio quello l'effetto desiderato), arriviamo ad un'altra canzone discussa e non a tutti piaciuta: "Alexandria", canzone poco power e molto arabeggiante, sulla stessa onda di "Nights Of Arabia"; questa canzone è seguita immediatamente dalla possente "The Inquisitor", che effettivamente ha ben poco che spartire con la precedente canzone (la decisione di accostare due canzoni così diverse anche sul piano dei contenuti non a tutti è andata a genio!); la canzone si fa notare per la storia di un inquisitore cristiano che tenta in qualche modo di convincere l'ascoltatore a seguirlo ed a fidarsi di lui. Decisamente sottotono rispetto alla precedente ballad, "Glory" è una di quelle canzoni senza troppe pretese, che si fila liscia ma che non segna un passaggio importante nel cd (come avverrà in "Epica" e poi in the "Black Halo").

Ma ecco i due capolavori del disco: "Until Kingdom Come" e "Lunar Sanctum", due piccole perle che chiudono in maniera geniale un CD nel complesso molto buono. La prima è una speed power cavalcata come solo i Kamelot sanno fare, con il miglior ritornello del disco; la seconda risulta invece una novità assoluta nel disco e nella loro produzione: dopo un introduzione di chitarra classica e dopo l'intervento della batteria (davvero esaltante) la canzone si apre ad una strofa formata da poche parole per verso ("little do i know /little do i care /little would it help /if i knew and was aware") per poi sfociare in un ritornello davvero orecchiabile, a chiusura di un album, che, sebbene non sia il migliore dei Kamelot, si è fatto notare in maniera convincente!

DA ASCOLTARE!!!

 p. s = ottima la copertina!

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Riassunto del Bot

La recensione approfondisce l'album 'The Fourth Legacy' dei Kamelot, lodando la voce di Roy Khan e le sue interpretazioni melodiche. Il disco propone un mix tra brani power metal energici e ballate suggestive, con momenti di grande impatto come 'Nights Of Arabia' e 'Until Kingdom Come'. Pur non essendo il miglior album del gruppo, si distingue per la qualità e la varietà sonora. Consigliato agli amanti del metal melodico.

Tracce testi

01   New Allegiance (00:54)

02   The Fourth Legacy (04:55)

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04   Desert Reign (01:39)

05   Nights of Arabia (05:26)

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06   The Shadow of Uther (04:45)

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07   A Sailorman's Hymn (04:05)

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10   Glory (03:42)

11   Until Kingdom Come (04:11)

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12   Lunar Sanctum (05:57)

Kamelot

Kamelot sono una band power/symphonic metal statunitense nata a Tampa nel 1991. Guidati dal chitarrista Thomas Youngblood, hanno unito melodie teatrali, arrangiamenti orchestrali e tinte gotiche in album come Karma, Epica e The Black Halo. Dopo l’era del cantante norvegese Roy Khan (1997–2011), la voce è passata a Tommy Karevik.
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