Copertina di Kaouther Ben Hania La voce di Hind Rajab
JackBeauregard

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Per spettatori attenti, interessati a cinema d’impegno civile, educatori, appassionati di attualità e tematiche sociali.
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LA RECENSIONE

Questa non è una recensione, volevo scriverla ma non ci riesco.

Non è possibile fare la recensione di un film che non è un film, non è un documentario e forse non è neppure cinema, ma un atto di dolore. Non è possibile farlo secondo i canoni classici con cui si recensisce o si commenta un'opera cinematografica. Qualsiasi parere sulla regia, le inquadrature, la recitazione degli attori equivarrebbe a sminuire l'altissimo valore civico e morale di questa pellicola.

Mi limito solo ad una considerazione: non vediamo mai direttamente l'orrore vissuto da questa bambina di sei anni stritolata dall'ingranaggio di questa assurda e irragionevole macchina di morte. Non sono le immagini (e cioè la forza primaria del cinema) a parlarci, ma solo una voce, rappresentata da una linea bianca sullo schermo nero. E paradossalmente questa negazione dell'essenza del cinema si dimostra l'arma (scusate per questo brutto termine, non mi veniva altro) più potente per farci capire la mostruosità di quello che è accaduto.

Permettetemi una brevissima chiosa fuori contesto. Qualche giorno fa in un programma televisivo un fantomatico presidente di un'associazione di amici di Israele, in risposta a chi lamentava la strage di bambini che sta avvenendo a Gaza, ha detto: "mi definisca bambino". La risposta arriva come un urlo dallo schermo dei cinema e si chiama HIND RAJAB.

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Riassunto del Bot

La recensione esprime l’impossibilità di valutare 'La voce di Hind Rajab' con gli strumenti classici della critica cinematografica. Il film si trasforma in potente atto di dolore e denuncia, dove l’assenza delle immagini amplifica l’orrore vissuto dalla protagonista. L'opera è esaltata per il suo altissimo valore morale e civile, che va oltre le convenzioni del cinema tradizionale.

Kaouther Ben Hania

Kaouther Ben Hania è una regista tunisina il cui lavoro fonde spesso elementi di documentario e finzione. Tra le sue opere più note ci sono "The Man Who Sold His Skin" e "Beauty and the Dogs".
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