Orizzonti perduti.
Mai NOME (perché secondo me un album ha un nome non un titolo) fu più, non solo azzeccato, ma addirittura profetico nell'annunciare le emozioni che avrebbe suscitato nell'animo\a di un ventitreenne, che si era già calato nel mondo magico della musica elettronica di inizio millennio, ma che ancora non ne sapeva delineare l'ORIZZONTE.
Si tratta di capolavoro intenso dove la prima traccia ELEMENTS ti fa già capire appunto gli elementi e l'alchimia di suoni che hanno saputo miscelare quaesti due genietti, elementi che si combinano con una facilità disarmante e che riescono a produrre un sound davvero coinvolgente ed emozionante (brividi durante le cornamuse alla fine di elements).
Un album da avere anche per la confezione ultralusso, digipak coloratissimo e artistico.
Chi l'ha detto che l'elettronica di inizio millennio deve per forza essere come l'ARIA e non come GELATINA al LIMONE?
"Mi verrebbe da definirla una filastrocca senza cantato (condor dixit)..."
"La capacità di produrre un mondo irreale non attecchisca sull'ascoltatore mediamente incazzato, e diventi quindi un difetto irrimediabile."
Un fulmine a ciel sereno. Un tramonto sonico.
Un disco che non è "cool" come dissero all’epoca, ma un testamento di originale follia.