Copertina di LiL PEEP Lil Peep; Part One
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Per appassionati di musica contemporanea, cultura giovanile, trap, emo rap e generazione z.
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LA RECENSIONE

Interno giorno. Una stanza dalle imposte chiuse, una scrivania e un MacBook, pareti ricoperte di led colorati, a ragnatela.
Biondo, esile, un adolescente dagli occhi neri nonostante il pallore nordico dell'incarnato, un giovinetto (classe '96) nella stanza di un quartiere residenziale dell'East Coast, alla metà dei nuovi anni Dieci.
Bianco, upper class, progressista, (figlio di un'insegnante elementare e un professore di Harvard), genderfluid, glamour-nerd, timido e schivo.
Appassionato di manga, anime, internet, moda e musica.
Musica da ragazzini, con cui sia dolce struggersi nel proprio tormento controllato.
Pop punk, Alternative Nation, hip hop, rap, trap, emo, derive elettroniche, le regine delle classifiche Billboard.

A covare lo stigma d'essere un collage di frammenti audiovisivi, nel muto della psiche, nell'eco digitale, una stratificazione d'estetiche, di stati d'animo cristallizzati da centocinquant'anni di cultura di massa, codici, simboli e feticci; calato nello splendido corpo di un fotomodello svedese di Long Island, vivere in quello che apparentemente è il luogo più prospero della terra.

Solo nella folla, cantore di sentimenti minimi, di un cuore giovane e privilegiato, del privilegio del niente.
Costanti infiltrazioni esterne: notifiche sui devices, di socials e chats, likes e commenti, quasi tutti che contengono una citazione, brainstorming fluttuante, oppioidi legali e del mercato nero, a quintali per un'ansia martellante e priva d'una origine definita, un costante senso d'inadeguatezza.

Il giovane si chiama Gustav Ahr.

Crea il suo alter ego vincente, l'avatar vitale di Los Angeles con cui presentarsi a una platea potenzialmente smisurata, quella di internet; un supereroe dell'hype e della seduzione, con il nomignolo con cui veniva chiamato quand'era bambino, il modo in cui lo chiamava sua madre, "Peep".
Lil Peep, il Piccolo Peep.

Il corpo e il viso coperti di tatuaggi, una selezione accurata e continuamente rinnovata di vestiti da IT/eboy, goth, emo, scene king.

Il chiacchiericcio autoreferenziale del mumble rap, privato della narrazione degli eccessi dell'affamato e del gaudente in rivalsa, il revival della seconda generazione dell'emo attraverso l'artificio dei producers DIY della trap, il fiorire della piattaforma di condivisione istantanea di contenuti musicali di SoundCloud, l'iconografia e il palcoscenico differenziato attraverso cui Gustav-Peep da vita al suo spettacolo.
Uno stato performativo, perenne, come quello di Grace Jones, svuotato di trascesi, appiattito nella sfera fluttuante della trasversalità del pop, 24/7/365, attraverso il contatto immediato dei social networks.

Reels, samples, filtri digitali, ritagli, avatars, estratti di commenti a una foto che contiene una citazione.


Nel duemilaquindici emette (mai predicato sarà più aderente a un'uscita discografica) il suo capolavoro, "Lil Peep; Part One".
Brevissimo, infantile (dell'infantilità profonda di "Philosophy of the World" delle The Shaggs), doloroso, complicato, paradossale, contradditorio, morboso, paranoico, scheletrico, feticistico, inquietante, malinconico, sovraprodotto, citazionista, riascoltato con la consapevolezza di una premonizione di tragedia.

La chitarra tramutata in beat.
Nessuna competenza musicale particolare, se non una bella voce, che sarebbe potuta funzionare anche nel rock della tradizione, a servizio di un steam of consciousness privo di flow, un declamare blandamente ritmato, non un cantilenare; poeta più che musicista.

Sospese in sfere di gnosi solipsistica queste sfrigolanti memorie testimoniali, nell'iperuranio incolmabile del cielo in "Praying to the Sky", attraverso le visioni della mente in "The Way i See Things" (due capolavori all'interno del capolavoro). L'adolescenza eterna, un luogo dello spirito universale, non un'età dell'uomo, "High School". In "Veins" l'ipotesi personale del gangsta, un paper glass di lean (Purple Drank), una base di tristezza siderale, gracile macho playboy forte della fama fittizia di ragazzo terribile. "Another Song" è l'ennesima pagina di diario virtuale, post che allunghi il prompt, così "It's Me" è un sorriso, sottecchi, appena accennato, che non vuole giustificarsi nella seduzione, "Shame on You" una rarefatta ode meditativa al suicidio perenne.
Altri tasselli al macrotesto sono la delicata "Nothing to U", sopita narrazione solipsista di visione lontana, "Wanna Be" al contrario un agire già defunto, elenco di scelte per operare, privato di qualsiasi energia, "I can do anything / I can be anything"; "Five Degrees" reperto da scratch book digitale, affondato nella glacialità dell'isolamento, dialogo con un assente, "I just wanna die in peace tonight".

Il Ragazzo Fantasma, "Ghost Boy", goth angel sinner, produce musica da morto, macina views ricomparendo all'ombra degli schermi domestici, negli smartphones, si muove da qualche parte, fluttua tra realtà parallele, eternamente bello e giovane.

Gustav, Peep, neo Thomas Chatterton, ritratto dall'Henry Wallis di Google Images, massimo poeta dell'era di Internet, giace esangue nel tourbus, il lunotto è finestra dell'interrato, un paesaggio metropolitano, l'ombra rischiarata di un mall, le cassette di sicurezza a muro di un pickup point.
Spira lentamente, impallidisce esangue, come un quattro pollici cui si abbassi la luminosità, a sfiorarlo la carezza a punta di dita, del touchscreen.

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Riassunto del Bot

La recensione disegna un intenso ritratto di Lil Peep, artista simbolo di una generazione liquida tra ansie, estetiche digitali e fragilità esistenziale. L'album 'Lil Peep; Part One' viene descritto come collage sonoro ricco di citazioni, emozioni e ambivalenze, incastonando le canzoni in uno scenario di solitudine e iperconnessione. L'opera è celebrata per la sua struggente autenticità e per la capacità di incarnare lo spirito del tempo, oscillando tra malinconia, autocommiserazione e desiderio di fuga.

Tracce

01   Praying To The Sky (03:59)

02   Wanna Be (02:13)

03   Shame On U (01:51)

04   The Way I See Things (02:13)

05   High School (02:48)

06   Another Song (02:09)

07   Five Degrees (02:24)

08   Nothing To U (02:27)

09   It's Me (02:07)

10   Ghost Boy (02:10)

11   Veins (03:30)

LiL PEEP

Gustav Elijah Åhr (1996–2017), noto come Lil Peep, è stato un rapper e cantautore statunitense tra i principali volti dell’emo rap nato su SoundCloud. Ha pubblicato mixtape come Crybaby e Lil Peep; Part One e l’album Come Over When You’re Sober, Pt. 1 (2017). È scomparso nel 2017 a 21 anni.
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