"Finché eravamo giovani era tutta un altra cosa. Perché eravamo scemi"
Ogni tanto amo dare un'occhiata alle cose fuori moda, al kitsch e all'out-dated. In particolar modo, amo osservare con ironico distacco e tronfio senso di superiorità a quelle cose che al momento della loro comparsa apparivano belle, fresche e innovative e che, appena terminato il loro momento di gloria, scomparvero nel nulla come mozziconi di sigaretta giù per lo sciacquone del cesso della scuola. Perché in qualche maniera il kitsch riesce ad essere tra i prodotti più interessanti di un'epoca: magari il suo valore intrinseco richiederà uno sforzo d'immedesimazione per essere apprezzato, magari questo valore intrinseco non è mai esistito. Tuttavia, anche in quest'ultimo caso, una ricerca tra i polverosi scatoloni dell'usato ci porta all'attenzione piccole diapositive sbiadite di un mondo scomparso, tanto più significative quando risalgono a un'epoca di cui serbiamo memoria. Ed ecco che questi resti del passato ci fanno riflettere sullo scorrere del tempo e sulla vacuità della vita umana e pensare "ma per che razza di puttanate si esaltava la gente all'epoca?".
Metropol dei Lunatic Calm è un disco del genere. È un disco figlio degli anni Novanta. E se negli anni Settanta i dischi belli erano quelli innovativi, fantasiosi o conformi alle linee del partito, se negli anni ottanta i dischi belli erano quelli pieni di synthelli e tastierozze, negli anni Novanta i dischi dovevano spaccare. E Metropol, esordio datato 1997 dei Nostri, è un disco che spacca. Mettete questo di sottofondo mentre leggete e capirete quanto spacca. Ma i motivi per cui Metropol spacca sono molteplici:
Va bene, e il resto? Carino, ma nulla di che. A parte quelle due-tre canzoni famose, in particolare la prezzemolotta Leave You Far Behind (che spacca), il resto del disco non riesce a portare alle dovute conseguenze la miscela di elettronicume e rocckettaglia e il livello generale non risulta un granché. Per i Lunatic Calm non vi fu possibilità sopravvivere al passaggio delle mode. Ma se vi piacciono queste sonorità attaccatevi al vostro fornitore di musica gratis sull'internet preferito e dategli almeno un ascolto. Se non ne varrà la pena potrete almeno riflettere su con che razza di puttanate si esaltava la gente all'epoca. Me compreso, magari.
I wanna take you on a rollercoaster
I wanna tell you that I'm feeling closer
I wanna push it right over the line(2x)
The line that you draw when you draw me near (2x)
I want(9x) to leave you far behind
I want(9x) to leave you far behind
I wanna take you on a rollercoaster
I wanna tell you that I'm feeling closer
I wanna push it right over the line(2x)
The line that you draw when you draw me near (2x)
I want(9x) to leave you far behind
I want(9x) to leave you far behind
I want(9x) to leave you far behind