Lynne Ramsay
A Beautiful Day

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Voto:

La forma è sostanza. Film come questo sembrano stare lì apposta per ricordarcelo. Una storia normale (per il cinema, s'intende), che non a torto è stata avvicinata a quella di Taxi Driver, personaggi normali, non grandi colpi di scena. Eppure quest'opera possiede un momento artistico decisamente grande e colpisce nel segno. Ed è soprattutto nella forma, nello stile, nell'estetica che il lavoro di Lynne Ramsay si dimostra grande. Basta questo per colpire lo spettatore non distratto. È bene che il cinema sappia essere ancora una questione di inquadrature, di montaggio più o meno ellittico, di musiche particolarmente belle o stranianti. È tutta estetica, ma dimostra che le potenzialità di questa arte (come delle altre, ovviamente) sono infinite e vanno oltre il numero di storie che ci si possono inventare. Non è tanto una questione di storie. Non soltanto, per lo meno.

La violenza viene smontata, rifratta, smagata. Non c'è lusinga nella visione delle martellate o delle botte che vengono date dal barbuto protagonista. O meglio, la lusinga estetica è data proprio dalla volontà di smitizzare la violenza e metterla quasi in ridicolo. Uno stratagemma che funzionava benissimo in Drive, ad esempio. Qui si ripropone, con soluzioni differenti e anche più fantasiose, quel tentativo di narrare in modo diverso cose già viste un milione di volte. E allora le manate vengono riflesse da uno specchio rotto e insanguinato, le martellate compaiono sullo schermo attraverso le registrazioni di una telecamera di sicurezza, con musichetta scema in sottofondo. Oppure, ancor più estremo, i colpi di pistola non vengono neanche ripresi, nel loro viaggiare da una stanza all'altra. Ed è in quell'assenza il gusto fresco del film.

Non ci sono trame thrilling, mancano del tutto le indagini e gli intrighi per trovare i rispettivi nemici. Perché l'intento è quello di concentrarsi sul lato umano ed esistenziale del sicario. E quindi non mancano i flashback, i suoi momenti di fragilità, l'affetto per la madre, le goffaggini alla guida, il bisogno di medicinali per stare in piedi. Le celebrazioni funebri, la volontà sempre in limine di suicidarsi. Come nella miglior tradizione crime, da Michael Mann in poi, quell'uomo lì che uccide è anche l'uomo affezionato alla madre, che vorrebbe farla finita ma poi risponde sempre alle sue chiamate. I due lati coesistono in ogni momento, non in alternanza. Un sicario mammone è sempre un sicario, ed è sempre un mammone.

I dialoghi vanno nella medesima direzione. Inutile ribadire ciò che è scontato, molto meglio il silenzio, le immagini sgranate della città, i primi piani del faccione tumefatto di Joaquin Phoenix. E poi la musica, che qui svolge un ruolo fondamentale. I bellissimi brani di Jonny Greenwood riempiono quasi fisicamente la scena, con motivi sorprendenti e capaci di catalizzare in pochissimi secondi la tensione. E vista la necessità di “guastare” le scene violente, tutta l'intensità si gioca nelle premesse, nei preamboli, nei corridoi percorsi lentamente, nelle scale che portano all'ennesima sparatoria. E lo spettatore, spiazzato, si può rendere conto di quanto il linguaggio cinematografico gli imponga le emozioni, molto più che i fatti in sé che si susseguono sullo schermo.

7+/10

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Commenti (Sei)

Onirico
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Che dire, bellissimo film e Joaquin Phoenix superlativo come sempre. Per me e' un otto, anche se come giustamente puntualizzi tu la storia e' vista e stravista, ma e' il come ad essere inedito.
BËL (01)
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IlConte
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Spero che tra un film e l’altro ti fai anche qualche trombata nobile altrimenti fai la fine di Mollica ahahahah.
Si scherza eh (ma neanche tanto eh), il film ispira, la rece è al solito fatta benissimo, chiara pure per gli idioti del caso.
BËL (00)
BRÜ (00)

Cialtronius: scopare è sopravvalutato
sei antico
IlConte: Io non scopo più da anni mica sono un facchino, ma lui deve, dovrebbe essere più giovine... oppure qualche pippa insomma...
Cialtronius: ah le pippe poi... me ne faccio giusto una ogni tanto quando non prendo sonno XD
IlConte: Ahahahahahahahahahahahah
joe strummer: Ahahahah :))
Darkeve
Darkeve Divèrs
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Film pompato di brutto al momento del lancio. Sulla locandina si legge "Il Taxi Driver del 21. secolo". In realtà pellicola abbastanza debole, con tanti stereotipi e una trama poco originale. Notevole la regia, che salva baracca e burattini
BËL (01)
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pixies77
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concordo con il commento sopra, oribile, na spremuta de sangue!
BËL (00)
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Stanlio
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quando si dice fraintendere si dice tutto, mi spiego meglio, oggi avevo il tempo mentre stavo in ufficio di vedermi un filmetto e così ho cercato qualcosa qui tra le novità ed ho trovato questa bella recensione (che ho letto solo dopo aver visto il film) e più la leggevo e meno trovavo riscontro con la pellicola appena vista se non qualche stentata parola (come:
𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚.

𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐞

𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐞 (𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞, 𝐨𝐯𝐯𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞) 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐞 𝐞 𝐯𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐬𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞. 𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞. 𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨, 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐨.

𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐬𝐦𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚

𝐐𝐮𝐢 𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐧𝐞, 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐚𝐧𝐭𝐚𝐬𝐢𝐨𝐬𝐞, 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐢 𝐧𝐚𝐫𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐮𝐧 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞.

𝐍𝐨𝐧 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐦𝐞 𝐭𝐡𝐫𝐢𝐥𝐥𝐢𝐧𝐠, 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐫𝐢𝐠𝐡𝐢

𝐄 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐢 𝐟𝐥𝐚𝐬𝐡𝐛𝐚𝐜𝐤

𝐥𝐞 𝐠𝐨𝐟𝐟𝐚𝐠𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚, 𝐢𝐥 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐞𝐝𝐢.

𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐚𝐫𝐬𝐢.

𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐡𝐢 𝐯𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐞𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐈𝐧𝐮𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐛𝐚𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨, 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨, 𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐬𝐠𝐫𝐚𝐧𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀,

ed un motivo c'era ed è che avevo visto un altro film, sì sì ho visto THE MOST BEAUTIFUL DAY – IL GIORNO PIÙ BELLO Regia: Einar Kuusk...
mi servirà di lezione, la prossima volta leggo prima la recensione... e niente ma sto "A beautiful day" me lo voglio vedere, magari domani chissà...



BËL (01)
BRÜ (00)

Stanlio
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Bon, oggi ho visto quello giusto e che dire se non che qualche attinenza con Taxi Driver c'è, della tua recensione m'ha incuriosito una parola che non conoscevo affatto, "limine", e scavando nel web ho trovato questa poesia di Eugenio Montale tratta da "Ossi di seppia" che ha qualche attinenza anche con la pellicola soprattutto le parte in grassetto (almeno così pare a me):

“In limine”

Godi se il vento ch’ entra nel pomario
vi rimena l’ ondata della vita:
𝐪𝐮𝐢 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐨
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquario.

Il frullo che tu senti non è un volo,
ma 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐮𝐨𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’ 𝐞𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐠𝐫𝐞𝐦𝐛𝐨;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.

𝐔𝐧 𝐫𝐨𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐞̀ 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥’ 𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐦𝐮𝐫𝐨.
𝐒𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐢 𝐭’ 𝐢𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢
𝐭𝐮 𝐟𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐟𝐚𝐧𝐭𝐚𝐬𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚:
𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐢 𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞, 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢
𝐬𝐜𝐚𝐧𝐜𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐮𝐨𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨.

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, 𝐭𝐮 𝐛𝐚𝐥𝐳𝐚 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢, 𝐟𝐮𝐠𝐠𝐢!
Va, per te l’ ho pregato, – 𝐨𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐞
𝐦𝐢 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐥𝐢𝐞𝐯𝐞, meno acre la ruggine…
BËL (00)
BRÜ (00)

joe strummer: L'ho usata proprio pensando al buon Eugenio :)
Stanlio: 'azz!

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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