Parafrasando Belinda Carlisle

Lo Stilfser Joch o Passo dello Stelvio, 2758 metri, è la strada carrozzabile più alta d'Italia. Per raggiungerlo, dal Sud Tirolo, è necessario superare 48 tornanti: distribuiti in 19 chilometri su di un dislivello di 1870 metri.
Quando, nel 1822, Carlo Donegani, per conto dell'Imperatore Ferdinando I d'Austria, s'apprestò a progettare quest'eroica strada, probabilmente, non si rendeva conto che, in un non così lontano futuro, la sua opera avrebbe perso l'originale funzione di arteria di collegamento per guadagnarne un'altra. Meno funzionale, forse, ma senz'altro più "poetica".

Chi ha già provato l'esperienza di vedere l'Ortles avvicinarsi, un tornante dopo l'altro, forse avrà capito di cosa sto parlando: se dovessi descrivere l'Inferno, probabilmente, tenterei di "spiegare" il colore (un grigio plumbeo che nemmeno il bianco, sporco, dei ghiacci riesce ad addolcire: ma nemmeno così penso di aver dato l'idea) di quella montagna. Tenterei di far capire la sensazione d'abbattimento che insorge quando, dopo aver percorso già una ventina di tornanti, la rada vegetazione d'alta montagna improvvisamente sostituisce il bosco ed i rimanenti trenta diventano improvvisamente visibili. Dritti, dritti sopra il tuo naso: riconoscibili dai muretti di pietre, malta e cemento che li dividono dal vuoto. Direi del ghiacciaio che più si avvicina (è li a due chilometri, forse meno, in linea d'aria da te) e più lo vorresti lontano.

Ma quello che più lo rende simile all'Ade è la sensazione di "nera" solitudine che, pure in mezzo ad altri "disperati", lo Stelvio ti piazza nel cuore. Sei tu, la strada e la montagna. Niente altro.
Nelle mie peregrinazioni ho incontrato centinaia di strade che considero amiche ed il loro asfalto compagno di scorribande: qui è diverso.
Se non si sapesse che lassù c'è il "premio" (una volta scollinati la dicotomia tra Paradiso ed Inferno sarà, paesaggisticamente, chiara ma di questo magari parlerò un'altra volta) la tentazione di rinunciare sarebbe sempre incombente perchè lo Stilfser è maligno: non ha nessuna intenzione di farti compagnia. Ti piazza di fronte il suo paesaggio in tonalità più grigie che verdi e non accetta nessun compromesso: nessun dialogo. Una perfetta conclusione, silenziosa, per il Mondo e per tutto quello che conosciamo.

Chissà se Donegani, sapendo quello che il suo "bambino" sarebbe diventato, l'avrebbe messo al mondo lo stesso. Ma forse è una domanda inutile, perchè il "Male" avrebbe comunque trovato il modo di manifestarsi, lassù.



emofiliaco , Il 29 luglio 2009 — DeRango: 0,00

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