E se la lega la tazza

Se c’è un tormentone estivo che imperversa, nel momento in cui scrivo, io non lo so. Quel che so è roba da poco conto, roba che si ripete costante nel tempo. Un rosario di stronzate, una via crucis di sopportazione la mia.

C’è quest’uomo, brutto come solo l'intolleranza sa essere, che ha paura del mondo che lo circonda. Anzi, nell’impossibilità di dominare il mondo che lo circonda, riduce il suo mondo alla pianura dove vive, alla regione, alla villetta, alla famiglia che oramai possiede. Ecco, nella sua vasca da bagno, con la porta chiusa a chiave, è il signore assoluto e incontrastato. Tutto sta nel ridurre la nazione che abita nel cesso di casa sua.

Ha paura del mondo. - Facciamo imparare il dialetto nelle scuole - dice. Non so voi, ma la cosa romantica e bella del parlare in dialetto con qualcuno, che mi colpisce, è quella strana idea, mentre lo pratico, di provenire dallo stesso posto, di avere una comunità di argomenti che solo con l’essere espressi in dialetto prende vita. La cosa bella del dialetto è che, proprio il fatto d’impararlo dalla strada, tra i vicoli, di stupirsi dell’eloquenza che può possedere un pescivendolo che, fortuna sua, scuole non ne ha fatte, ti rende più vivace. E la vivacità è tutto. Altro che potenza è nulla senza controllo.

E poi l’inno. A quest’uomo piace il “Va pensiero”.
Nel cesso di casa sua, con la porta chiusa a chiave, è libero di fare quel che gli pare e mentre paga qualcuno per sciacquargli la schiena è plausibile che ci siano due piccole casse che pompino all’inverosimile le note che cantavano gli esuli ebrei, prigionieri di Babilonia. Quello che fa nel cesso di casa sua è bello e lecito, basta che vi partecipino solo clandestini a norma di legge.

Quello che interessa a chi non risiede nel cesso di casa sua è non comportarsi come la tazza del cesso di casa sua... o come il cesso stesso, tanto per fare gli organicisti. Nella tazza fa confluire i prodotti del suo corpo, che Dio li benedica, ma che li tenga per chi da tazza vuole fargli. E poi, per amor del cielo, capire quel che gli piace da dove viene e perché viene da tale parte è optional di lusso. Molto più pratica e meno dolorosa l’aria condizionata... o il servosterzo.

Al momento non posso permettermi un impianto decente nel cesso di casa, ma quando potrò, costretto dalla vita, sarò lontano da dove sono ora e il mio inno sarà, purtroppo, “O Surdat ‘nnamurat’” ...che canterò, in sfregio della mia persona, in prima persona. Tie’.


kosmogabri , Il 27 agosto 2009 — DeRango: 0,00

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