Al cinema

Sono stata al cinema a vedere l’ultimo film di Woody Allen: una commedia frizzante e divertente.
Sono lì seduta, avvolta dal buio e felice come una pasqua, quando di fianco mi si siede l’ultimo di una numerosa comitiva di signori attempati ma gioviali, quando inizia il film. Mi concentro, sprofondo nella poltrona godendomi la situazione. Adoro il cinema e il silenzio deve essere religioso e totale.
Improvvisamente però il mio orecchio percepisce qualcosa, un suono debole ma costante, ritmico, una sorta di scricchiolio penso, noioso e continuo…Tendo l’orecchio, arriva dalla mia sinistra, mi accorgo che proviene dall’ultimo signore della comitiva al mio fianco: ma che?.. sta rigirando il biglietto di ingresso arrotolandolo intorno all’indice e srotolandolo subito dopo, ritmicamente e con metodo: arrotolo, srotolo, gneec, gneec… Beh, smetterà. No, anzi, aumenta il ritmo in un crescendo ossessivo-compulsivo: il dito stritolato all’interno del biglietto ed i cigolii della carta gneec, gneec.. il film si dipana mettendo in luce le manie umane più elementari e ne ho un validissimo esempio al mio fianco. Il nervosismo sale.

Passa un quarto d’ora, ora non solo lo arrotola e srotola facendolo gemere pietosamente, ora lo porta pure alla bocca e ci soffia dentro.. Gneec, gneec, ppffffuuu….sono quasi isterica. Inizio a tricotillare a mia volta per sfogare l’impotenza e per non dargli una gomitata, soprattutto. Reagisco a mania con mania. Eccezionale. Chi ha manie simili manco se ne rende conto, e non si accorge che il suo infinito piacere è la mia croce infinita. E’ come dire a chi si divora le unghie di trattenersi dal farlo.
Intanto la mia dolce metà mi dice: “Tutto bene? Stai tricotillando a manetta”. Eh sì cavolo che tricotillo ma senza dare fastidio a nessuno! Lui arrotola io arriccio.
Ci vuole tutto il mio controllo per togliere il sonoro al gesto ossessivo che sovrasta il dialogo del film da ormai 30 minuti, il gemito di un biglietto che sembra avere il maldistomaco.
A questo punto lo spettatore smette col biglietto e, inizia a ripeterne tutte le battute migliori all’istante: ho l’eco al mio fianco, in perfetto dialetto provinciale lombardo.

Sono in pieno training autogeno, penso:"Io sono paziente, io sono tollerante”, tipo mantra buddista, finchè non mi estranio completamente.
L’ora successiva scorre che è un piacere, io ho scoperto di essere paziente anche stasera ed il film è pacificante.
Si accendono le luci ed eccolo lì il biglietto incriminato ancora arrotolato e consunto, abbandonato sulla poltrona come avesse vita propria. Una cosa insignificante eppure tanto prepotente.
Usciamo e ci incamminiamo lentamente commentando il film.
Andate al cinema che fa tanto bene a mente, humor e cuore, ma lasciate il biglietto in tasca!


fosca , Il 3 ottobre 2009 — DeRango: 0,00

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