La testimonianza di un vecchio comandante a proposito dell'ingiustizia terrena

"Ho messo nei guai me stesso e i miei uomini a causa della mia disattenzione e a causa della mia ingenuità. Mi sento in colpa per i miei sbagli, non me ne faccio una ragione. Porto addosso il peso degli anni che passano e sono cosciente di star crescendo sempre più freddo. Purtroppo sto invecchiando e sto perdendo le forze e i capelli. Guardami! Non puoi vedere altro che un vecchio uomo che un tempo ha creduto di essere Dio.

Un tempo ero davvero forte, insensibile al freddo, insensibile alle variazioni di temperatura, severo e cinico. Supportavo la violenza, pensavo fosse necessaria; non ho mai pensato di essere nel torto. Nonostante la morte dei miei soldati scelti e nonostante la caduta dei miei migliori artiglieri, ho continuato ad incitare i sopravvissuti a uccidere e ad essere uccisi se necessario.
Ora mi rendo conto di averli indirizzati verso un’inevitabile sconfitta. Giocavo e conducevo un gioco infernale, un gioco per il quale milioni di uomini morirono. Il fervore non è mai mancato, i soldati a me subordinati caddero con le armi: essi non gettarono mai la spugna in nessuna situazione e per nessuna ragione al mondo. Loro non sapevano (nemmeno io) che non avrebbero ottenuto niente.

Mentre mi incammino attraverso il giardino guardo le case dei miei vicini, e mi struggo pensando che gli uomini che vidi morire davanti ai miei occhi potrebbero avere avuto esistenze ordinarie, prima della guerra, delle famiglie felici e spazi per muoversi liberamente.
Sono sopravvissuto ma vorrei morire, non una volta, ma cento per tutti gli sbagli che ho commesso nell’arco della mia triste vita. Il mio unico nemico è il passato, ma sto imparando a conviverci, a sopportarlo, perché so che non è possibile dimenticare".

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Queste parole che risuonano di frustrazione sono le parole di un vecchio uomo malato e bavoso, lasciato al suo destino, un uomo che non si fida del mondo, che non crede nel futuro, e tanto meno in una redenzione.
Tutto quello che quell’uomo spera è che questa testimonianza venga letta da qualcuno che la tramandi ai posteri a sua volta.

Paolo , Il 16 settembre 2013 — DeRango: 0,00

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I commenti che questo editoriale ha voluto ricevere

ZannaB
ZannaB Divèrs
Fantastico Paolo, mi hai incasinato la testa con mille pensieri. Il peso del comando, la responsabilità che si porta dietro, il prendere decisioni anche per altri è inebriante e schiacciante al tempo stesso. Gli errori li facciamo tutti. Se paghiamo noi è tutto a posto, se pagano gli altri il nostro prezzo è convivere col rimorso.
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geenoo
Io l'ho letta. Diglielo.
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rossana roma
Solo la foto è bellissima e molto evocativa....poi i testo....... Bravo !
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proggen_ait94
Se è da interpretare in chiave metaforica non m'è piaciuto devo dire.
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rossana roma
Io l'ho preso come semplice frammento di un momento di vita, niente metafore! Un racconto.....cinque minuti di cinema...e niente altro... Toccare certi temi richiede ben altro...
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ranofornace
bravissimo, se non si paga di fronte agli uomini, almeno verso la propria coscienza, anche se non dà esempio visibile, è un prezzo ugualmente alto.
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dosankos
dosankos Divèrs
Gli è toccato. Mica l'ha inventata lui la guerra. Ce lo hanno mandato e in qualità di Ufficiale (con le contropalle a quando pare), lo hanno messo lì a gestire una Compagnia, un Battaglione o cosa cazzo... Ogni stramaledetta guerra ha i suoi morti, come ogni rivoluzione. Quest'uomo paga ora a distanza di decenni, quel suo giustificato servilismo al Paese, che lo condussero ad un'arrogante boria e ad un fastidioso sprezzo, cucitisi addosso per far fronte ai gradi che indossava. Se non avesse avuto quei tipi di atteggiamenti sarebbe stato un soldato semplice, magari ancora vivo. Molti Ufficiali perirono, lui ha avuto la fortuna di non beccarsi la pallottola o la granata fatale. Ripeto, quest'uomo sta pagando, almeno con la sua coscienza, ma a distanza di 70 anni bravi tutti a fare il mea culpa e tanti begli applausi al reduce. No, mi spiace, ci sono scelte che condizionano delle vite e delle morti per sempre e per me, in quando "uomo di comando", avrebbe fatto bene a tacere.
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TheJargonKing
la guerra, come molte altre cose ha bisogno di essere raccontata per vaghe impressioni momentanee. Questo può essere uno spunto di partenza, ma solo uno spunto. Perché questa è una delle "occasioni" della vita per le quali l'esperienza degli altri non serve a un cazzo. E' solo vivendo direttamente che ci si può rendere conto di cosa realmente ruoti attorno ad una devastazione dello spirito e del corpo di quelle proporzioni. Quindi vengano a noi i racconti di esperienza diretta, ma sapendo di poterli prendere solo superficialmente e parzialmente e che nessun racconto per tetro, realistico, immaginifico e sublimamente scritto rappresenterà un nulla rispetto al reale accadimento.
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geenoo: Di solito se non sempre le esperienze degli altri non servono a nulla. Quindi concordo, specie per le guerre.
TheJargonKing: certo, però viviamo in un mondo dove il cattolicesimo si sente in dovere di dare il consiglio (se non l'ordine) a tutti i fedeli anche su materie per le quali non ha nessuna esperienza diretta (almeno in teoria): matrimonio, divorzio, aborto, preservativo ...quindi l'italiano è in una posizione che, per abitudine, lo vede a sentirsi giudice e su qualsiasi argomento, leggasi tronisti, opinionisti e feccia varia)
jdv666: beh, hai ragionissima ma credo che purtroppo questo sia un vizio di noi esseri umani a prescindere dalle radici cristiane o meno... ^^

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