Copertina di McCoy Tyner Nights Of Ballads & Blues
Stefanet

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Per appassionati di jazz, musicisti, studenti di musica, cultori del pianoforte jazz e amanti del jazz classico e post-bop
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LA RECENSIONE

Ci sono dei dischi che si ergono a paradigma di uno stile, a volte perfino di un genere. Ci sono dischi apripista che segnano una svolta decisiva. E ci sono anche artisti che già a 18 anni sono dei maestri. Come Monk, ad esempio, che a quell'età scriveva una delle meraviglie del jazz, 'Round Midnight, regina degli standards, ballad armonicamente complessa ma incredibilmente fascinosa: la risenti in diecimila intrerpretazioni e, magicamente, è sempre diversa. McCoy Tyner è, con Evans, Monk, Flanagan e pochi altri, uno di questi giganti, oggi ancora sulla breccia malgrado l'età e la malattia. Assurge al Gotha pianistico prestissimo e diventa una leggenda, influenzando da protagonista lo sviluppo bebop dei successivi (e fondamentali) anni. Il suo pianismo è solido, armonico, è erudito e lirico insieme, formalmente ineccepibile. Il californiano è dotato di una tecnica portentosa, in grado di trovarsi a proprio agio anche accompagnando, senza soggezione, uno dei jazzisti in assoluto più funambolici e impegnativi, John Coltrane, a cui è indissolubilmente legata la sua fortuna artistica. "A Love Supreme" è un disco-svolta anche grazie al perfetto interplay tra sax e piano.

Il Cd recensito è un'opera, secondo il mio avviso, di assoluta perfezione. Siamo nel 1963 e la forma "jazz trio" viene stigmatizzata in musica. È un piccolo, prezioso manuale per le generazioni future. Erede dell'insegnamento di Bud Powell e Art Tatum, Tyner esegue otto brani che attingono per lo più al patrimonio standard. Spicca una superba 'Round Midnight, magistralmente eseguita in assoluta ortodossia e rigore stilistico. Il disco sembra un'opera in atti, tanto le tracce sono magistralmente legate e musicalmente connesse: sembra di ascoltare un unico brano con brevi interruzioni, senza che ciò possa essere considerato un difetto. Il sound è mantenuto sempre in chiave tradizionale e rigorosamente tonale. Siamo lontani dal fantasioso gioco di voicing per quarte, lo spericolato "in & out" o l'improvvisazione modale dei successivi lavori (soprattutto col quartetto di 'Trane) ma è eleganza allo stato puro, soft, cristallino. Quasi sempre l'accompagnamento ritmico viene eseguito con le spazzole, il basso affonda nell'ovatta e la melodia è sussurrata, levigata, sempre perfettamente intelligibile e senza spigoli. Tyner dipinge in bianco e nero, con le ombre della luna. Potremmo definirli dei notturni in chiave afroamericana, quintessenza di jazz-ballads, in cui sentimento meditativo e romanticismo sono privati di lazzi e fronzoli e tradotti, attraverso il linguaggio scarno e asciutto del nascente post-bop, in otto acquerelli moderni. Un disco da cinque "candele", per chi cerca musica universale.

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Riassunto del Bot

Nights Of Ballads & Blues di McCoy Tyner è un album jazz trio del 1963 che rappresenta un punto fermo nel genere, caratterizzato da un pianismo elegante e lirico. L'opera esegue otto standard jazz con rigore stilistico e un’atmosfera notturna, risultando un manuale per le generazioni future. Il disco, legato artisticamente a John Coltrane, si distingue per la sua forma tradizionale e il sound soft, cristallino e meditativo, perfetto per gli appassionati di jazz classico e post-bop.

Tracce

01   Satin Doll (05:35)

02   We'll Be Together Again (03:35)

03   'Round Midnight (06:22)

04   For Heaven's Sake (03:45)

05   Star Eyes (05:00)

06   Blue Monk (05:17)

07   Groove Waltz (05:26)

08   Days Of Wine And Roses (03:16)

McCoy Tyner

Pianista e compositore statunitense (Philadelphia, 1938 – 2020), figura chiave del jazz moderno. Membro del John Coltrane Quartet nei primi anni ’60, ha poi guidato propri gruppi e inciso album fondamentali come The Real McCoy e Sahara, segnando il pianismo moderno con uno stile percussivo e modale.
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