Copertina di Mike Newell Harry Potter e il Calice di Fuoco
JpLoyRow

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Per fan di harry potter, appassionati di fantasy e cinema per ragazzi, spettatori interessati all’evoluzione narrativa delle saghe
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LA RECENSIONE

Giunti al quarto capitolo, la saga dell'occhialuto maghetto di Hogwarts s'avvia, inevitabilmente, verso un livello da "opera di formazione". Harry, Hermione e Ron (insieme a tutti gli altri personaggi dell'universo rowlangiano) sono cresciuti, e sono già passati sei anni dal primo capitolo ("Harry Potter e la pietra filosofale", 2001): ecco dunque l'esigenza, più narrativa che produttiva, di dover alzare i toni dal fanciullesco al (quasi) maggiorenne. Se già Alfonso Cuaròn, chiamato a dirigere il terzo capitolo "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban" (2004), aveva impresso una decisa svolta dark alla saga (memorabili le sequenze con protagonisti i terribili "dissentori") traghettando la narrazione dalle leziosità dell'infanzia ai turbamenti dell'adolescenza, meglio ancora fa Mike Newell (alla sua prima prova fantasy, e già regista di alcuni cult movie come "Quattro matrimoni e un funerale", 1994, e "Donnie Brasco", 1997) che costruisce quello che, a distanza d'anni, non appare eresia definire il miglior capito dell'intera saga.

Scritto da Steve Klovs, "Harry Potter e il calice di fuoco" (il secondo più lungo degli 8 titoli in catalogo: 157') è il giro di boa dell'epopea di Hogwarts e forse il vero spartiacque tra i tre capitoli precedenti ed i quattro successivi in cui il tema della crescita sarà al centro di ogni film. E', forse, l'unico caso di una saga in cui i protagonisti crescono di pari passo col proprio pubblico: l'immedesimazione è tutto. Ma, senza girarci troppo attorno, il vero colpo di genio di questo quarto capitolo sono gli ultimi venti minuti, quelli cioè in cui, finalmente, appare in scena Lord Voldemort, sempre nominato (e sempre temutissimo) nei precedenti tre capitoli e mai comparso sullo schermo. Voldemort ha una caratura quasi shakesperiana: è il villain perfetto, quello che dà senso alla storia e dà motivo di "esistere" ai buoni (come sarebbe Spiderman senza il Dottor Octopus? O Batman senza Joker? O Peter Pan senza Capitan Uncino?) e la sua apparizione in scena (non prevista, dunque ancora più sorprendente) è un fulmine che squarcia l'Universo di Hogwarts. Lo interpreta Ralph Fiennes, ennesima star brittanica entrata nel cast, cadaverico e senza naso (la reazione che avrebbe potuto indurre Voldemort negli spettatori più piccoli portò l'Uk a vietare il film ai minori di 12 anni), ed è il momento più alto dell'intero ciclo potteriano (Voldemort comparirà poi molte altre volte, fino al capitolo, ed allo scontro, finale, ma mai con tale potenza visiva e metaforica (è il Male sottoforma di Morte).

Newell, ovviamente, non rinuncia all'intero armamentario classico, e dunque ecco servita la "classica" partita a Quidditch (più spettacolare del solito), la sequenza iniziale del ballo in cui i primi pruriti adolescenziali vengono raccontati con tocco felice e leggero e la macabra (ma fondamentale) prova a cui vengono sottoposti i cadetti di Howgarts che consiste nel recuperare in fondo al lago le persone che stanno più a cuore). La durata è però eccessiva (e potrebbe annoiare gli under-15) con alcuni "ingolfamenti" di sceneggiatura soprattutto nella parte centrale, e come spesso accade si ha la sensazione che si voglia dare più sfoggio al budget a disposizione che ad una vera coerenza narrativa (dopodichè a fronte di $150 000 000 il film ne ha incassati globalmente $897 099 794, quindi chapeau). I successivi quattro film saranno diretti da David Yates (un buon mestierante, non un autore come Mike Newell od Alfonso Cuaròn) e la qualità ne risentira, in alcuni casi, addirittura pesantemente delundendo, in parte, le aspettative dei fans più oltranzisti.

Compaiono Jarvis Cocker, cantante dei Pulp e John Greenwood e Phil Selway dei Radiohead. Solito stuolo di "attoroni" in cartellone: Brendan Gleeson (Alastor Moody); Maggie Smith (Minerva McGranitt); Alan Rickman (Severus Piton); Miranda Richardson (Rita Skeeter); Gary Oldman (Sirius Black); Timothy Spall (Peter Minus). Doppiaggio, come al solito, non disprezzabile. Ottima fotografia di Roger Pratt. Scenografie (candidate all'Oscar) di Stuart Craig, Andrew Ackland-Snow, Neil Lamont, Stephenie McMillan).

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Riassunto del Bot

La recensione sottolinea la svolta di maturità impressa al quarto capitolo della saga da Mike Newell. Il film viene lodato per il suo passaggio all’adolescenza, l’efficace introduzione di Voldemort, la qualità tecnica e il cast ricchissimo. Alcune lungaggini e sfoggio di budget sono considerati difetti minori. Viene definito uno dei punti più alti dell’intera serie.

Mike Newell

Regista britannico nato nel 1942 a St Albans (Inghilterra), attivo tra cinema e TV. Ha spaziato dalla commedia romantica al crime fino al fantasy, firmando successi internazionali.
05 Recensioni

Altre recensioni

Di  Dave_hi-fi

 Qualcuno è riuscito a trasformarlo da fantasy intellettuale a commedia rosa-adolescenziale frettolosa e discontinua.

 Mike Newell è un regista di film rosa-drammatici. Come si poteva solo concepire di trascinarlo nel mondo di Potter?