Una copertina con una pecora nera che si stacca dalle pecore bianche; la prima ondata punk spenta dalla droga; un gruppo di ragazzi con le idee chiare, la storia di una vita: Minor Threat.
Se non erro i Minor Threat sono stati il primo gruppo hardcore estero che ho ascoltato e questo è uno dei più grandi capolavori punk mai fatti. Le durate sono super contenute, tuttavia parliamo di brani che allungano parecchio rispetto alla media HC, arrivando ai tre minuti e dimostrando un interesse per la struttura dei brani, che senza staccarsi dal verbo punk riesce a portarlo a uno stadio successivo.
Considero infatti che abbia veramente senso parlare di brani gli uni divisi dagli altri, al contrario di quanto succedeva in buona parte del debutto o nei dischi dei coevi Agnostic Front, per fare giusto un nome. Personalmente adoro l'anthemica "It Follows", "Betray" o la conclusiva "Chasing in". Una grande forza del gruppo - che anche in questo si dimostra non schiavo degli stilemi HC - sta nel riuscire a inserire una massiccia dose di melodia, gettando a mio avviso una grande base per il thrash metal che si svilupperà nei lustri successivi.
Tutti i brani di questo disco sono un concentrato di riffing essenziali ma azzeccati e con echi di tradizione hard rock, impostazione punk montata su brani ben più ambiziosi, ritornelli che si stampano in testa e ti fanno venire voglia di risentire il disco da capo appena arrivi alla fine. Sicuramente questo disco portava l'asticella più in alto rispetto al grandioso ma acerbo esordio: i Minor Threat diventarono così gli alfieri del genere (e penso che tutt'oggi non sarebbero in pochi che risponderebbero senza indugio "I Minor Threat!" se venisse chiesto quale sia il più grande gruppo hardcore).
In altre parole questo è un disco coraggioso, e continua ad essere coraggioso. Coraggioso perché rompeva con l'idea di dover essere hardcore in un certo modo dettato a legge, coraggioso perché aveva il coraggio di scrollarsi di dosso il passato. A questo proposito, come potremmo non citare il concetto di "Out of Step": "I don't smoke, I don't drink, I don't fuck: at least I can fucking think". Questo era il concetto su cui si basava la poetica, la retorica, lo stile di vita dei MT. E serve che sia io a dirvi quanto questo messaggio era dirompente? E quanto continui a essere dirompente? Fermiamoci a riflettere: per una volta tanto a suonare 'sta musica da deviati erano ragazzi con idee chiare, che non volevano solo fare casino, con uno stile di vita costruttivo e un interesse strutturato per la componente musicale. Ed è per questo che, mi piace pensare, se venisse pubblicato oggi la copertina sarebbe al contrario: una pecora bianca che scappa dalle pecore nere.
"Can't keep up: I'm out of step, with the world". Voto: 90/100.
"Minor Threat sono la band hardcore per antonomasia, non l'unica, non la prima, ma LA band hardcore."
"La titletrack 'Out Of Step' è il vero manifesto dei Minor Threat e del movimento tutto, più anche di 'Filler'."