Con la formazione ridotta a 3 l'angelo morboso non rallenta, anzi ci regala un altro capolavoro di possente, velocissimo, oscuro e ispirato death metal.
"Rapture" da il via alle blasfeme orazioni con il solito schiaccia-sassi Pete Sandoval dietro le pelli, un Vincent con la voce più roca che mai e un Azagtoth sempre inventivo, con uno stile chitarristico sempre più personale e unico. "Pain Divine" violenta e martellante viene impreziosita da Trey che disegna riff e melodie chitarristiche sinistre e opprimenti, "Pain it's a gods reward" - "Il dolore è la ricompensa degli dei" recita Vincent con canto gutturale, una delle migliori canzoni death di sempre.
Si viene sommersi dalla ferocia e dalla rabbia, sempre supportate da una buona dose di tecnica, "World Of Shit" dopo una rallentata e tesa parte iniziale esplode in una bruciante accellerazione, invece con la devastante "Vengeance Is Mine" ci si immerge in una furia senza ritorno e un finale da brividi nel verso "This night of splendor the beast arise in me this is my destiny my sword shall take life" - "In questa notte splendente la bestia nasce in me è il mio destino la mia spada dovrà prendere vita". Ci si ritrova al centro del colosseo al tempo degli antichi romani, intenti a giustiziare cristiani dandoli in pasto ai leoni "Lions Den" appunto, con un drumming potente e vario e le magie (nere) di Azagtoth alla chitarra "Pagan belief of sacrifice" - "Il credo pagano del sacrificio". Continua la massacrante tirata con la furia cieca di "Blood On My Hands", una delle migliori tracce del disco arriva con "Angel Of Disease", un vero e proprio vortice infernale tra mid tempo, rallentamenti e accellerazioni improvvise e la voce di Vincent che si contorce in uno scream quasi black metal, a decantare dei grandi antichi e le loro violente pratiche "Sacrifice swings within leather noose" - "I sacrifici oscillano nei cappi di pelle", si tira un po' il respiro in fatto di velocità con "Sworn to the black" ma la potenza non manca di certo. Andiamo col pensiero nelle montagne artiche nei meandri del mondo dei grandi antichi con la strumentale e onirica "Nar Mattaru" una canzone strana e affascinante, un'atmosferica intro per il capolavoro finale "God Of Emptiness", macilenta, oscura e doomeggiante nei ritmi che si fanno striscianti come serpi, Vincent sfodera la prestazione vocale migliore del disco, a tratti nel suo classico growl fino a sprofondare nei toni più bassi e addirittura al cantato vero e proprio. "Let the children comes to me their mother loves me so shall they, woman bleeding eat my gifts men was close behind" - "Lasciate che i bambini vengano a me le loro madri mi amano e così faranno loro, la donna ferita mangia i miei doni l'uomo si avvicina dietro".
Scendono i titoli di coda su questo oscuro capitolo, in un cielo splendente l'angelo morboso sparge nubi nere tuoni e fulmini.
Le sonorità dei Morbid Angel di questo disco sono disturbanti ed orrendamente blasfeme.
Covenant non è da primo ascolto, è un modo nuovo di fare death (nel 1993).