Copertina di New York Dolls New York Dolls
zigghio

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Per appassionati di rock classico, fan del glam e punk, studenti di musica, cultori della scena anni '70 e underground rock
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LA RECENSIONE

New York , dopo i Velvet Underground e prima del punk.
1973: nelle fogne in cui si esibiscono, cinque ragazzi si travestono da donne, gonne corte, trucco vistoso, parrucche rosse, bionde, viola, tette finte e tutto l’armamentario femminile: la risposta americana a David Bowie e Marc Bolan?
Nel '73 siamo in piena era glam, ed il look oltraggioso dei cinque corrisponde pienamente all’epoca ma è il loro rock ad essere avanti con i tempi: il punk non era ancora nato; il loro sound era già punk prima del punk, ma non era l’unico ingrediente, diciamo un 50% di punk e un 50% di glam a formare, se mi passi il termine traballante, un "glam-punk" fortemente influenzato dai Rolling Stones e dagli MC5.
Nomi e cognomi della band: David Johansen alla voce, Johnny Thunders (RIP) e Sylvain Sylvain alle chitarre, Arthur Kane (RIP) al basso e Jerry Nolan alla batteria. Tutti e cinque venivano dall’underground proletario, teppistelli giovani ma che già dimostravano di avere in dote il DNA del rock and roll. Assisteremo ad un tripudio di questo genere sul loro primo omonimo 1973.

"Personality Crisis": grossa l'influenza rollingstoniana in un pezzo dove tutti gli strumentisti addentano il loro strumento in maniera così sanguigna che è facile intravedere in loro il fervore rhythm and blues di un'esecuzione degli Stones, ci si accorge anche che la potenza di fuoco è piuttosto elevata con tracce appunto di baccanali dei 5 della motorcity.
In "Looking For A Kiss" facciamo la conoscenza dei due chitarristi, la sei corde rocciosa di Thunders che regge la ritmica e quella di Sylvain pirotecnica e spavalda, è con il terzo pezzo "Vietnamese Baby" che il sound lussurioso e velenoso si staglia, contagiato dal latrato sfrontato di Johansen... a metà pezzo Sylvain, così dal nulla e in evidente stato di ebbrezza, se ne esce con un assolo che è pura esaltazione, pura fantasticazione oscena. Segue "Lonely Placet Boy", il pezzo più placido del disco con tanto di coretti effeminati al controcanto, una sorta di ballata alla Marc Bolan tanto per ribadire la matrice glam del loro rock and roll.
Poi si spalanca davanti a noi il pezzo più folle del disco, "Frankestein", una pulsione senza fine, epilessi pura, sarabanda esagitata, chitarre che sputano oltraggi tra i più disparati, strascichi di autentica follia , shock vulcanico in cui la luce del giorno si è come dissociata…
Ritornelli efficaci come nei pezzi "Thrash" e "Bad Girl" che Thunders conduce a ritmi vertiginosi per i tempi, sono vere e proprie esecuzioni carnali, punk songs ante-litteram o forse è solo grande rock and roll, "Subway Train" incalza di nuovo con una voce dal ghigno osceno di Johansen ad un qui di che la santità abbia ecceduto, voce così sboccata che si incastra alla perfezione sui siluri prevaricatori e nonostante tutto puliti (il glam ragazzi!) delle chitarre su questa tempesta surf-punk, il ritornello surf del pezzo è molto famoso, e l’assolo che il pezzo offre verso il secondo minuto dovrebbe convincere gli amanti dei Led Zeppelin e dei Deep Purple che non esistevano i soli Blackmore e Page nel 1973 che dettavano legge nel rock and roll, esistevano altresì altri chitarristi capaci di trattare la sei corde come un organo genitale; l’assolo di "Subway Train" prosegue per tutta la durata del pezzo, un vero tour de force per la chitarra di Sylvain che si inerpica nei recessi più reconditi delle nostre perverse inettitudini con una cascata di accordi scintillanti.
"Private World" (molto percussiva) e "Jet Boy" concludono il disco con una potenza di fuoco, se possibile, ancora più esplosiva, sono delle sceneggiate debosciate, altamente machiste sotto il velo imposto dal marketing dell’androginia a tutti i costi di quella sfavillante scena glamour, si ascolti ad esempio l’anthem corale di "Jet Boy", così feroce con le incandescenti frequenze finali.

Sembra miracoloso che un disco di rock and roll come questo dati 1973 (ma se i maestri sono Stooges, Velvet e MC5 non c’è da stupirsi).

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album omonimo dei New York Dolls del 1973 come un'opera innovativa a cavallo tra glam e punk. La band, con il suo look eccentrico e un sound potente, ha anticipato il punk mantenendo un forte legame con il rock anni '70. Brani come "Personality Crisis" e "Subway Train" mostrano la loro energia e qualità musicale, tra influenze dei Rolling Stones e MC5. Il disco è definito una pietra miliare del rock.

Tracce testi video

01   Personality Crisis (03:43)

Leggi il testo

02   Looking for a Kiss (03:20)

03   Vietnamese Baby (03:39)

04   Lonely Planet Boy (04:10)

05   Frankenstein (Original) (06:00)

07   Bad Girl (03:05)

10   Private World (03:40)

New York Dolls

Band rock americana nata a New York, nota per aver mescolato glam e proto-punk e per l'influenza sulle scene punk e rock degli anni '70.
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