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"Le voci di Nikolajewka" di Bepi De Marzi nell'esecuzione del Coro Marmolada di Venezia

Era ieri la ricorrenza, la battaglia di Nikolajewka. La fine dell'anabasi italica in quel territorio sovietico che si aveva avuto la pretesa d' "invadere" alle dipendenze dell'alleato nazista. Poche migliaia di caduti voleva il Capo un paio d'anni prima, ai tempi della coltellata alla schiena della Francia e della fallimentare invasione della Grecia, ai tempi del fango ellenico da cui lo trasse il Fuhrer.
E di morti ne ottenne circa novantacinquemila nella sola ritirata di Russia, trecentododicimila in tutto il conflitto. Oltre ogni sua più rosea previsione.
Intere valli alpine, cittadine di provincia, isole, e quartieri, videro cancellata una generazione di ragazzi, partiti alla conquista della Francia, della Grecia, della Jugoslavia, dell'Etiopia, della Libia
Ma, insomma, i treni li faceva arrivare in orario e ha bonificato le paludi pontine, no?
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