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Prendi una donna, dille che l’ami…e cantale le canzoni dei Cramps.
E poi stai a vedere che succede.
Stay Sick! porta la carica erotica dei Cramps a livelli inarrivabili.
Il singhiozzare bavoso di Lux Interior è l’esasperazione dei gemiti Elvisiani dalle sbarre dell’Heartbreak Hotel e il tocco di Ivy è diventato un fisting al corpo del rockabilly, una mano che scava in profondità verso “il centro della donna”, con una sensualità che cede del tutto alla pornografia del corpo-oggetto, all’anatomia genitale, al parossismo linguistico, alla simulazione orgiastica del coito animale.
I Cramps ci sono e ci fanno.
Portano al pubblico il loro universo animato dall’istinto.
Sanno che i benpensanti si gireranno dall’altra parte. E loro ne accelerano la fuga.
È su questo equilibrio tra autenticità e parodia che si regge il suono crampsiano, che Stay Sick! riconferma come animalesco e caricaturale insieme.
La loro giungla è sempre quella infestata da ronzanti mosche umane (Saddle Up a Buzz Buzz), creature squamose (The Creature from the Black Leather Lagoon), peccati primordiali (All Women Are Bad), non-sense glottologici figli del lessico di Richard Penniman e Trashmen (Mama Oo Pow Pow) e volgarissime riscritture delle peggiori nefandezze del rock ‘n’ roll (Shortnin’ Bread e Bop Pills, un calypso tranciato in verticale usando il riff di Ramrod a mo’ di sega elettrica).
Grazie Cramps.
Per tutto questo Dannato Rock ‘n’ Roll.
Per tutte queste cose che non salvano l’anima.
Perché siamo tutti Adamo ed Eva quando mettiamo su la vostra musica.
Il Rev
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con calma
DeBaser dice
proprio adesso
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