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Apriamo anche il capitolo Cinici. Per il mio personale gusto garage- garagepunk, per me tra i migliorissimi
Il fogliame che copriva i binari di Blue Train Station cresce rigoglioso sul secondo disco della band di Pittsburgh ricco di infiorescenze folk-punk che ne fanno una delle perle della discografia garage anni Ottanta. La scrittura del quintetto si è affinata, infettandosi ulteriormente con la polvere dei padri e costruendo un disco in cui cover e originali si inseguono senza soluzione di continuità in una giostra di arpeggi jingle-jangle, piogge di maracas, escoriazioni di blues-harp e abrasioni fuzz dominate dalla voce sempre molto persuasiva di Michael Kastelic.
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con calma
DeBaser dice
proprio adesso
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