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Disco borghese, imbolsito, stanco, grigio, appannato, borioso e maschio-centrico come sempre nei testi, con dei passaggi narrativi che fanno strusciare l'immaginazione sull'asfalto. Detto questo, personalmente continua a piacermi, per l'umore (l'umore ha a che fare con l'umidità), per la musicalità, sì popolare, ma splendidamente sintetica, con parti di basso, di diverse chitarre (specie quelle nei ritornelli della title-track), tastiere e charleston ispirate; e per spezzare il flusso di disprezzo che il me medesimo prova verso le liriche storiche del paroliere/funzionario della SIAE, bisogna che ammetta che la strofa: "Sogno di abbracciare un amico vero che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro e gente giusta che rifiuti d'esser preda di facili entusiasmi e ideologie alla moda" resta, opinione personale, una delle sparate più splendenti di furore, malessere e rivelazione della musica leggera italiana, tanto che potrei desiderarla incisa sulla mia lapide. Registrato a Londra, artwork adeguato. Bella la pioggia.
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con calma
DeBaser dice
proprio adesso
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