Nuova rubrica! "Musica e Ricordi: Gli aneddoti di T0bler0nich."
Da ragazzo lavorai per alcuni mesi in un grande albergo di una città del nord-est d'Italia. Stavo alla reception.
La struttura apparteneva a un'eccentrica signora argentina erede di un grande patrimonio dalle origini misteriose.
Talvolta compariva all'hotel per prendere il tè alle cinque del pomeriggio, nella hall.
Si presentava improvvisamente e sfoggiando compiaciuta le raffinatezze del suo abbigliamento.
Lo sguardo coperto da un enorme paio di occhiali da sole neri, dalle stanghette intarsiate di perle e ricami d'oro, a troneggiarle sulla testa cappelli da signora d'ogni foggia, con velette, piume, cinghie o pizzi, gli elementi singoli, gli accessori, coronandosi in completi eleganti dai monocromi sgargianti o di fantasie floreali.
Era sempre accompagnata da un cagnolino minuscolo e color pesca.
Non parlava mai, sedeva e sfogliava dei giornali o scorreva l'indice su un tablet, a volte restava immobile fissando la strada attraverso la vetrata.
La filodiffusione trasmetteva tutto il giorno una selezione di brani di pop rock sofisticato, prescelti attraverso i decenni con nonchalance.
Non ho mai capito se fosse una radio o meno a trasmetterli, c'erano dei jingle musicali, tra un brano e l'altro, ma non fornivano alcun indizio si quale potesse essere l'origine dell'eterna compilation.
Prefab Sprout, Joni Mitchell, Donald Fagen, Sade, China Crisis, Swing out Sister, Roxette di "So Far Away"...
Almeno una volta al giorno però veniva trasmessa una canzone precisa, in momenti diversi a seconda del giorno della settimana: "Save a Prayer" dei Duran Duran… sembrava una trasgressione al clima soffuso del resto della selezione ma era anche l'unico brano tra tutti i convitati a essere canticchiato da chi lo ascoltasse per caso.
Io e il facchino bengalese non appena sentivamo il sintetizzatore dell'introduzione ci guardavamo con complicità: "è il momento".
L'uomo in viaggio d'affari al termine del check-in mi salutava con un "don't say a prayer for me now save it till the morning after", il turista culturale, giapponese, australiano, statunitense, invece mi apostrofava così "take a chance like all dreamers, you can't find another way" dandomi il passaporto.
Un giorno presi coraggio e chiesi alla proprietaria, l'Argentina, se quella musica fosse il palinsesto di una qualche radio o fossero brani selezionati da qualcuno che lavorava lì.
Lei mi fissò negli occhi, attraverso le lenti dei suoi occhiali da sole, dopo nove secondi di silenzio rispose così: -Nunca lo sabrás. Nunca se sabe.- poi girò su se stessa, imperiosa, scomparendo.
Una volta, all'alba, al cambio del turno con il receptionist della notte, una signora di Parma venne a fare il check out.
Somigliava un po' a Francesca Neri.
Un fascino âgé ma attraente.
Le sue labbra carnose erano cosparse di una poltiglia grigio-bianca, gelatinosa, che sembrava sforzarsi di non detergere mentre parlava. Con gli occhi bassi, arros