“Un banchetto a base di escrementi sui resti in decomposizione dell'umanità”

“Sacrificato dai cannibali ai piedi della scalinata della Chiesa del Sangue”

“Profana la Cattedrale”

“Mutilato nella tua prigione”

“Battezzato con l’acido nel pozzo del mattatoio”

“Arti smembrati che marciscono nella pozza”

“Il facilitatore dell'angoscia perpetua”

“ In avanzata decomposizione nella bara”

“Profonda sofferenza in un infinito vortice di agonia”

“Il dissanguamento del cadavere”

“Il brutalizzatore della mia anima”

“Empi rituali di straziante tortura e smembramento” ………………………………………………………………………………………………………….................................................

Hai presente i generatori di password, quei marchingegni infernali che creano password di 250 caratteri alla rinfusa, mischioni terrificanti di lettere minuscole e maiuscole, numeri e caratteri speciali, che teoricamente dovrebbero essere più sicure dell’immarcescibile “pippo123”?

Ecco, ho scoperto qualche giorno fa che esistono anche i generatori di titoli di canzoni death metal, una sorta di intelligenza artificiale ispirata alle straordinarie vicende di Giuseppina Baratro.

Prima di me, lo ha scoperto tale Glenn Robinson, un tizio che a suo dire suona un fuzzoso pop punk da cantina sotto pseudonimo di Pavid Vermin o Pavido Parassita che dir si voglia, e che nel 2020, barricato nella sua casetta nel Rhode Island per paura di buscarsi il covid, passa le giornate davanti al pc e per caso si imbatte in un famigerato “heavy metal name generator” – ne esistono a bizzeffe, non ho idea quale – e lo sventurato inizia a giocherellarci: di titoli, ne mette insieme qualche migliaio, la crema della crema sono i 12 là sopra.

Ovviamente, mica finisce qui. Glenn, che di tempo da perdere ne ha a bizzeffe, va completamente fuori di testa e, visto che i titoli ce li ha, decide di scriverci un po’ di testi che ci vadano a braccetto, come due piselli nel loro baccello.

La musica no, quella va da tutt’altra parte e gira dalle parti del rock’n’roll, del surf, del soul e dei gruppi femminili, insomma anni ‘50 e ‘60 a gogò, pure qualche ballata strappalacrime e un finale pianoforte e voce che, non raccontasse di smembramenti assortiti e torture indicibili, lo diresti un peana d’amore come neanche Aretha li faceva.

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Tirando le somme.

Album geniale, ma geniale allo stesso modo di quel mattacchione di Bobby Ramone un paio d’anni fa – per chi non se lo ricorda, le canzoni di Bob Marley sulle basi dei Ramones.

Copertina bellissima, di quelle che mi fanno venire voglia di comprare il vinile, anche se il vinile ancora non esiste ma dovrebbe esserci tra un paio di mesi. Unica pecca, non ci sono (ancora) i testi disponibili ed è un gran peccato perché ho come la sensazione che mi sto perdendo tanto.

E comunque, tutto molto divertente. ………………………………………………………………………………………………………….................................................

(Anche aver finalmente capito dopo 10 anni da dove copia le recensioni l’ottimo Genital Grinder)

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