Formatisi nel 1980, attivi a livello discografico a partire dalla metà degli anni ’80, i Pizzicato Five diventarono un fenomeno del pop giapponese dell’epoca, pur non lasciando mai le sponde della propria madrepatria.
Solo nel 1994, con la pubblicazione dell’album in commento, che costituisce un’antologia di brani precedentemente usciti per il solo mercato giapponese, il gruppo tentò di farsi conoscere anche dal pubblico internazionale. Il tentativo, va dato atto, riuscì egregiamente, e l’album vendette bene soprattutto in Europa, anche se il nome del gruppo non venne mai associato al mainstream od alla musica pop di largo consumo, come invece avveniva, da oltre un decennio, in Giappone. Meno soddisfacente il successo di pubblico in quegli USA cui era virtualmente dedicato l’album, poco ricettivi verso la musica prodotta dal gruppo, anche se la critica d'oltreoceano dimostrò di gradire il prodotto.
In effetti, lo stile dei Pizzicato Five risulta più adatto ai padiglioni auricolari, ed al gusto, degli europei, trattandosi di musica solo in apparenza facile ed orecchiabile, in grado di rivelare, al crescere degli ascolti, trame e scansioni ritmiche insospettate, arrangiamenti raffinati, ed un citazionismo d’alta classe.
In sintesi, può osservarsi come nella musica dei Pizzicato Five convivano, con delicato equilibrio, momenti di puro jazz (l’iniziale “I”), commistioni più elaborate fra pop, jazz e soul (…per l’appunto in “Sweet Soul” e “Magic Carpet Ride”), scherzi e rivisitazioni – anche attraverso l’uso di samples – delle colonne sonore di film d’antan (alla Lalo Schifrin, come evidente in “Twiggy/Twiggy”), tratti di disco music e funk non troppo lontani dai Talking Heads della metà degli anni ’80 (“Go Go Dancer”), momenti genuinamente pop (“Peace Music”, “Baby Love Child”) ed altri di elettronica minimale (“This Years Girl # 2”).
Quasi tutti i pezzi menzionati sono cantanti in giapponese, peraltro in maniera incantevole, spiazzando da un lato l’ascoltatore, ma contribuendo all’efficace riuscita complessiva dei singoli brani, grazie all’indubbia musicalità dell’idioma.
La sensazione complessiva che si ha dall’ascolto dell’album è quella di una musica autoironica e cartoonistica, con ampi riferimenti al melodismo pop anni ’60, all’immediatezza sonora di alcuni jingle pubblicitari, in un patchwork sonoro ammaliante. Taluni contestano ai Pizzicato Five una mancanza di originalità ed un’ispirazione non sempre costante, anche se tali limiti fanno, al dunque, parte del gioco, e sono correlati alla stessa natura del gruppo.
Da parte mia, non posso che consigliare l’ascolto del lavoro.