LO SHOW

Pubblico attento e vario per lo show-case di circa un'ora e meza di "3", in uscita ad aprile 2008.

 

I PEZZI NUOVI

Il primo pezzo - "Machine Gun" - è un singolo dal terzo, ancora inedito disco ("3") e prelude a una serie di pezzi nuovi molto diversi dal solito sound P: chitarre (noise) rock in primissimo piano, suoni pienissimi, cantato e testi evoluti.

Segue un'ottima distribuzione di pezzi vecchi (sia da Dummy - 1995 che da Portishead - 1997), apprezzatissimi dal pubblico, sia nuovi, interessanti e mai banali: "Magic Doors", "Nylon Smile", pezzi che conservano la dolente e straziata atmosfera degli anni '90; spiccano per originalità "The Rip", con chitarre acustiche un testo quasi narrativo, in terza persona singolare, molto diverso dal solito introspettivo malinconico tipico dei P e - alla ripresa - un muro di chitarre noise (Sonic Youth on my mind) pienissime e un "I'm TIRED" cantato sorprendentemente, molto coinvolto, urlato ossessivamente (Death Valley '69 on my mind).

La sensazione generale è che il nuovo "3" non deluderà l'attesa decennale non solo dei nostalgici ancora legati ai raffinati P anni '90, ma nemmeno di chi è alla ricerca di un'evoluzione modernista.

 

I CLASSICI

Intervallati da 5 o 6 nuovi, i pezzi di Dummy e Portishead hanno scaldato il pubblico sempre esigente di Milano in una costellazione di suoni e melodie ultraterreni.

I Portishead sono un dandy elegante e raffinato, lustro, non un capello fuori posto, sicuro di sé ma non arrogante, competente, lievemente lascivo, affascinate e asciutto. Semplicemente perfetti. Volendo fare l'avvocato del diavolo, si potrebbe dire che si potrebbe stare comodamente a casa a sentire un cd, dato che dei pezzi conosciuti non c'è una nota, un suono, una parola diversi da studio, ma sarebbe come vedere una stellata sul monitor del pc, anziché in cielo, di notte, in cima a una collina.

I pezzi dei P sono semplici, ciò che li compone è sufficiente e necessario e la ricchezza sta tutta nella sapiente miscela di strumenti e suoni e - ovviamente - la meravigliosa (soprattutto dal vivo) voce di Beth Gibbons.

In una stagione talmente ricca di concerti da dover (forse) selezionare le proposte, questo concerto farò da pietra di paragone.

 

marble sometimes 

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