Copertina di Jafar Panahi Oro Rosso
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Per appassionati di cinema d’autore, interesse per tematiche sociali e politiche, pubblico sensibile alle questioni mediorientali.
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LA RECENSIONE

Quanto conosciamo noi del mondo arabo? Francamente, molto poco. Quasi tutto quel che sappiamo sui paesi musulmani deriva dalla visione della tv o dalla lettura dei giornali, che si sa sono parziali e distorcono la realtà. Una notizia che è passata un po' in sordina (come sempre in questi casi...) è stata quella dell'arresto del regista Jafar Panahi quasi due settimane fa. Chi è Jafar Panahi? E' un regista iraniano che s'oppone al regime politico-religioso di Teheran e che spera in un progresso e soprattutto in un'apertura del suo paese. Risultato: ovviamente, l'arresto. L'arresto perchè Panahi parla di un Iran diverso. Ce ne parla per esempio in questo "Oro Rosso" (premio della giuria a Cannes nel 2003), che descrive la regolarità, la quotidianità del suo paese. Un paese fatto non solo di attentati, di negazionismo, di fondamentalismo religioso. Un Iran fatto da persone normali, come noi, non demoni lontani come quelli che ci propinano i media. Panahi ci dice: esiste un altro Iran. Non a caso poco parla in questo film della religione e delle sue distorsioni. Ci mostra un Iran quotidiano, sonnolento, dall'abitudinaria disperazione.

Si perchè se non tutto l'Iran è fondamentalista, è indubbio che di problemi comunque ne abbia. Di contraddizioni ne ha. Il regista non sta dicendo che il suo paese è un giardino dell'Eden, tutt'altro. Ci porta serenamente per mano nel suo mondo di quieta, tranquilla, accettata disperazione. Perchè le contraddizioni in Iran sono talmente tante che alla fine uno ci fa il callo. E' nella natura umana abituarsi a tutto, a tutte le condizioni, compresa la miseria. La distanza fra poveri e ricchi (vero fulcro di "Oro Rosso") è abissale, due linee parallele che mai s'incontrano e sempre si scontrano. E lo scontro fa male, ferisce. Ferisce Hossein, il protagonista. Ferisce l'Iran.

Jafar Panahi assembla scena dopo scena un film non certo avvincente, non certo esaltante. Non è quello lo scopo. E' un film volutamente lento, anche se bisogna dire che il regista s'è fatto prendere un po' troppo la mano, perchè ci si aspetta sempre che la pellicola decolli, e non decolla. Non era quella l'intenzione, è evidente, ma forse ha un po' esagerato. Ma, in ogni caso, sotto quella patina d'apparente distacco che Hossein ostenta, si nasconde l'atroce inconciliabilità di una nazione divisa fra opulenza e miseria, poveri e ricchi.

Fra oro bianco, oro giallo, e oro rosso.

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Riassunto del Bot

La recensione presenta 'Oro Rosso' di Jafar Panahi come uno sguardo autentico e lento sulla quotidianità iraniana, lontana dagli stereotipi mediatici. Il film mostra un Iran diviso tra ricchezza e povertà, raccontando una disperazione accettata e normale. Sebbene lento e privo di colpi di scena, l'opera rivela la complessa realtà sociale e politica del paese. Panahi, regista coraggioso e critico, viene arrestato per il suo impegno artistico e civile.

Jafar Panahi

Jafar Panahi è un regista iraniano, tra le voci più note del cinema d’autore contemporaneo. Ha esordito con The White Balloon (Caméra d’Or a Cannes 1995) ed è noto per opere che uniscono realismo e critica sociale.
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