Quando hai l'allettante possibilità di guardare un film con attori del calibro di Gabriel Byrne e Jonathan Pryce nel cast, una colonna sonora curata da Billy Corgan, incentrato sul tema dei Vangeli Apocrifi... bè ti fai inevitabilmente delle buone aspettative. E ti predisponi a gustarti le quasi due ore di narrazione con intrigata passione.
Salvo poi cominciare quasi subito ad accusare inevitabile idiosincrasia per una regia di maniera, più consona a un videoclip commerciale, infarcita di cliché stucchevoli. Soprattutto, trattandosi di un film del 1999 permeata di una sensazione anni '80 a dir poco grottesca.
Stigmate è una pellicola diretta da un regista non proprio famoso, uscita in un periodo in cui il cinema horror occidentale soffriva di carenza di rinnovamento; ma supportata da presupposti che rendono quanto meno meritevole una visione. Le storie parallele di un sacerdote scienziato che indaga su fenomeni apparentemente miracolosi e di una parrucchiera che di venta una sorta di messaggero messianico si intersecano in modo prevedibile per dare voce a qualche verità sui segreti del potere ecclesiastico. Potere che da duemila anni tenta di mistificare e pilotare il sapere a suo beneficio, nascondendo e trafugando ogni possibile fonte attendibile che riveli qualcosa di diverso dalla dottrina dogmatica ormai consolidata.
I Vangeli Apocrifi non sono un'invenzione e numerosi saggi, romanzi e film ne hanno trattato. Nella fattispecie in Stigmate si parla di una scrittura eseguita in aramaico da Gesù Cristo in persona, scrittura originale che metterebbe in discussione se non al palo tutta la struttura teologica e politica del Vaticano e della Chiesa cristiana in generale.
Gabriel Byrne, il sacerdote con trascorsi da scienziato, indaga e si imbatte per caso in questa ragazza atea e spensierata che in una sorta di possessione divina comincia a mostrare stimmate simili a quelle di Cristo e a rivelare passi di quel Vangelo autografo. In un crescendo abbacinante e tarantolato di sequenze oniriche, ralenty e stroboscopie che valeggiano tra L'esorcista, Miriam si sveglia a mezzanotte e Flashdance, lo scontro finale tra il sacerdote e il porporato che sta insabbiando tutto libera finalmente la parrucchiera dall'incubo della possessione rivelatrice. E porta il protagonista in clergyman a trovare fisicamente il reperto al centro della vicenda.
Personalmente ho perso di vista la volontà di una razionale pazienza a fruire del film dopo un terzo della storia. E per quanto sia arrivato alla fine, mi sono reso conto di aver sbadigliato e di essermi distratto più volte. Non è un difetto di per sé che un regista faccia scelte visive e narrative legate a stilemi del passato. Ogii ci sono fior di autori che realizzano film con caratteristiche da Era del Muto o da Neorealismo italiano. Per carità. Ma Stigmate dà proprio l'impressione di essere un film di fine anni '90 girato quindici anni prima e distribuito con molto ritardo. Gli stilemi usati dagli autori non hanno alcuna vera funzione nell'economia del racconto e nemmeno nel voler suggestionare lo spettatore.
So che qualcuno lo considera un piccolo cult. Io no. Persino il blasonato Pryce qui sembra un pesce fuor d'acqua, recitazione di maniera non credibile, personaggio abbozzato su uno stereotipo di ecclesiastico inebriato dal potere e privo di qualsiasi empatia. Ma del resto anche gli altri personaggi non hanno spessore, ne sono solo rivestiti... poco poco.
Delusione, ahimè. Delusione.
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Altre recensioni
Di Hellring
Temi controversi vengono affrontati con una superficialità di fondo che lede la credibilità del film.
Le sequenze in cui la sfortunata Frankie dovrà subire le varie torture toccate anche a Cristo sono sicuramente ben realizzate e salvatrici di una pellicola molto pretenziosa.