Copertina di Ryan Adams Heartbreaker
GabrielTripaldi

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Per amanti del folk, appassionati di musica cantautorale, fan di ryan adams, ascoltatori di musica indie e rock acustico
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LA RECENSIONE

Con  il cuore a pezzi e l'appellativo di nuovo Dylan (categoria nella quale una volta nella vita sono rientrati un po tutti, anche il mio fruttivendolo), Ryan Adams, leader dei disciolti Whiskeytown, pubblica "Heartbreaker", il suo primo disco solista.

Registrato in due settimane con l'aiuto di David Rawlings e Gillan Welch, il disco presenta i dolori del giovane Ryan alle prese con una delle tante delusioni amorose. Ma chi si aspetta un disco livoroso ha sbagliato copertina.

Nessuna traccia del punk-folk di alcuni brani dei Whiskeytown ("Drank Like A River" da Faithless St su tutte): per evidenziare il massacro emotivo il bimbo prodigio si serve di pochi strumenti, spesso solo la chitarra acustica, e dellla sua voce, limpida ed espressiva come poche: maggiore è il caos, minore è il bisogno di urlarlo.

Certo, non di solo spleen si nutre il nostro; non mancano infatti gli uptempo (e se no a cosa serve tutta quella cocaina?) come "To Be Young" (introdotta da una discussione con Rawlings riguardante "Bona Drag" di Morrisey), booogie and roll ubriaco da cantare alla fermata della metro bevendo whiskey e cola o "Shakedown on 9th Street", un pezzo talmente Stones da far sospettare che lo abbia rubato dallo zaino di Keith Richards.

I veri protagonisti sono i brani sudati di malinconia, come il capolavoro "Oh My Sweet Carolina" in cui, in duetto con  Emmylou Harrris, racconta del suo bisogno di ritornare a casa dopo aver "gambled up my life". O "Come Pick Me Up", amara riflessione su un amore finito che lascia tracce anche nei dischi rubati dalla lei di turno, pezzo che ha le stimmate di classico sin dai primi accordi di armonica. 

Ma il vero cuore di tenebra del disco e' "Call Me On Your Way Back Home", tre minuti di resa e ammissione dei peccati che si concludono con un'armonica che squarcia vene e orizzonte.  "To Be The One", "Amy" e "Why Do They Leave?" tampinano a poca distanza senza mai provare il sorpasso. 

Non un disco capolavoro, ma sicuramente un capolavoro di sincerità.

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Riassunto del Bot

Heartbreaker segna il debutto solista di Ryan Adams con un album sincero e malinconico, lontano dalle sonorità punk-folk dei Whiskeytown. Con arrangiamenti essenziali e una voce limpida, Adams racconta dolori amorosi senza livore, alternando momenti più energici a ballate intense come "Oh My Sweet Carolina". Collaborazioni come quella con Emmylou Harris arricchiscono un disco che, pur non essendo un capolavoro assoluto, si distingue per autenticità e intensità emotiva.

Tracce testi video

01   (Argument With David Rawlings Concerning Morrissey) (00:37)

02   To Be Young (Is to Be Sad, Is to Be High) (03:04)

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03   My Winding Wheel (03:13)

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05   Oh My Sweet Carolina (04:57)

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07   Call Me on Your Way Back Home (03:09)

08   Damn, Sam (I Love a Woman That Rains) (02:08)

10   To Be the One (03:01)

11   Why Do They Leave? (03:38)

12   Shakedown on 9th Street (02:53)

13   Don't Ask for the Water (02:56)

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14   In My Time of Need (05:39)

15   Sweet Lil Gal (23rd/1st) (03:39)

Ryan Adams

Ryan Adams (Jacksonville, North Carolina, 1974) è un cantautore statunitense, ex membro dei Whiskeytown. Attivo dal 1994, ha spaziato dall’alt‑country al rock, spesso con la band The Cardinals. Tra i dischi di riferimento: Heartbreaker, Gold, Rock’N’Roll, Easy Tiger, Ashes & Fire, Ryan Adams, Prisoner e Wednesdays.
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