Copertina di Slowdive Pygmalion
Emanuel Fantoni

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Per amanti della musica alternativa, fan dello shoegaze e post-rock, appassionati di atmosfere sonore rarefatte e ricercate
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LA RECENSIONE

C'erano una volta all'inizio degli anni '90 gli Shoegazers: quelli che mentre suonavano fissavano la punta delle scarpe perché messi a disagio dalla gente che li guardava; una musica narcolettica, stordente, lancinante e angelica allo stesso tempo. Nel 1995, di quel movimento era rimasto ben poco. Gli Slowdive venivano da due capolavori consecutivi "Just For a Day" e "Souvlaki", più volte mi è capitato di sentire dire da certi fruitori che degli Slowdive bisogna avere i primi due, ed io non posso che nutrire profonda compassione per questi figuri.

Tira aria di rivoluzione silenziosa nel terzo e ultimo "Pygmalion", lo shoegaze resta solo un pretesto per varcare i confini del sogno, il post rock miete vittime anche tra gli shoegazer, il dreampop dei primi dischi si volge al post rock (alla Talk Talk e Bark Psychosis), il risultato è la rarefazione, i pezzi risultano basilarmente acustici e liquidi, talvolta elementari nella struttura, minimali (ma senza ricordi velvettiani degli isolazionisti alla Spiritualized), la lunga “Rutty” è pura astrazione, la metafisica dell’incompiutezza, le voci distanti e profonde, grazie a un sapiente uso del sustain. E trance, alimentata da una infinite guitar impalpabile; "Miranda" è semplicemente fantastica, percorsa da un campionamento di voce femminile che mette addosso una incredibile malinconia; "Trellisaze" è disturbante e rumoreggian-te, non rumorosa; "Blue Skied an'Clear" potrebbero averla scritta i Talk Talk più mistici di Spirit of Eden (per il sottoscritto il pezzo rimane il vertice suggestivo dei slowdive). L'intensità spirituale è riconfermata in pieno anche dopo questa operazione radioheadiana di “come scomparire completamente”.

Questo è il disco che i Sigur Ros non riuscirebbero a fare nemmeno dopo un patto col diavolo, la classe o ce l’hai o non ce l’hai, e i Ros nun gliena fanno. Pygmalion rimane ben sopra alla progressione delle canzoni rossiane, visto che il crescendo, quando c'è, è sempre inglobato nel pezzo e non appare un'informe massa di cantato all'orizzonte. Oggi nel 2005 quando ascoltiamo questi dischi di un decennio fa e ci lasciamo trasportare da queste carezze vocali da estasi new-age rimpiangiamo gruppi così idilliaci che non hanno ceduto di un millimetro allo strapotere delle Major.

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Riassunto del Bot

Pygmalion degli Slowdive rappresenta una svolta poetica dallo shoegaze al post-rock, caratterizzata da atmosfere rarefatte e minimaliste. L'album, ricco di passaggi astratti e intensi, si distingue per la sua originalità e classe innata, superando anche gruppi contemporanei come i Sigur Ros. È un viaggio sonoro che incarna l'estasi e la malinconia, rendendolo un classico imprescindibile degli anni '90.

Tracce testi video

01   Rutti (10:05)

03   Miranda (04:49)

04   Trellisaze (06:21)

05   Cello (01:42)

06   J's Heaven (06:47)

08   Blue Skied an' Clear (06:54)

Leggi il testo

09   All of Us (04:07)

Slowdive

Slowdive sono un gruppo shoegaze inglese formatosi a Reading nel 1989 attorno a Rachel Goswell e Neil Halstead, con Nick Chaplin, Christian Savill e Simon Scott. Hanno pubblicato Just for a Day (1991), Souvlaki (1993) e Pygmalion (1995) per la Creation Records; sciolti nel 1995, si sono riuniti nel 2014, pubblicando Slowdive (2017) ed Everything Is Alive (2023).
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