Dal gelo della Norvegia la voce di un giovane songwriter torna a ghiacciare le nostre povere membrane acustiche in quest'inverno tanto avaro d'emozioni quanto mite di temperatura.
Il giovane in questione è Sondre Lerche, già famoso per i suoi precedenti lavori, come il buon 'Two Way Monologue' del 2004 (fra i migliori album di quell'anno) o 'Duper Sessions' dello scorso anno, realizzato con i Faces Down Quartet, nel quale il nostro si cimentò con un genere (jazz) lontano (solo in apparenza) dal suo.
Con questo 'Phantom Punch' si torna alle origini, al pop rock d'autore, all'indie, per farla breve alla chitarra. La sua musa ispiratrice, come dichiarato da lui stesso, è sempre Elvis Costello, quello degli esordi, come traspare dal rock da taverna di "The Tape". "Tragic Mirror" e "John Let Me Go" hanno invece quel retrogusto beatlesiano già presente in 'Two Way Monologue', mentre la conclusiva "Happy Birthday Girl", con il suo chitarrismo ipnotico ricorda le inquietudini del signor Jeff Buckley.
Questo non significa affatto che a Lerche manchi originalità o personalità. E quest'album lo dimostra, presentandoci l'ennesima trasformazione d'un artista mai fermo, in continua evoluzione, che sà masticare la materia pop come pochi possono ultimamente permettersi.