Copertina di Stereophonics You Gotta Go There To Come Back
giov

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Per fan degli stereophonics, ascoltatori di rock anni 2000, lettori interessati a recensioni critiche di album.
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LA RECENSIONE

OK, la questione funziona così: comperi l'ultimo disco degli Stereophonics, lo inserisci nel lettore e parte la prima traccia "Help Me" una canzone rock sporcata di blues che trascina la rauca voce di Kelly Jones per ogni singola consonante lungo un bel ritmo che non annoia; cominci a pensare "Bhè, però... niente male...".
La seconda traccia la salti, perché tutte le tv e le radio non fanno altro che ricordarti che Maybe Tomorrow You'll Find Your Way... HOME!!!

Alla canzone n. 3, "Madame Helga", ti colpisce una ventata di rock'n'roll duro, potente (una canzone degna dei migliori Black Crowes): cominci davvero a sperare, anzi a credere, che il trio di Cwmaman sia tornato se non quello del 1997 (dove ogni canzone era un pugno nello stomaco a chiunque avesse orecchie delicate) almeno quello del 1999 dove un rock-pop-oasis-non-disdegnabile ti si era arruffianato l'apparato uditivo per un po' di giorni.
La spia della speranza si spegne dalla traccia numero 4 e non si riaccende più.

Notizia importante: gli stereophonics si sono persi in non si sa quale genere musicale, cercando di fare un po' di blues (facendoci venire sonno), un po' di rock (ma veramente poco), un po' di country (ma veramente male) e sono diventati noiosi.
Certo è vero, qualcosa di nuovo c'è, tipo in "I'm Alright” (alcuni loop di batteria, carini) o in "I Miss You Now" (liriche diverse che si sovrappongono dando un effetto strano) ma tutto risulta davvero sonnolento.

Se "Just Enough Education To Perform" non vi aveva convinti, pensateci dieci volte su, prima di acquistare "You Gotta Go There To Come Back". Quest'album farà contenti i fan più accaniti, quelli che qualsiasi cosa facciano i loro beniamini sono lì, pronti a sostenerli; la verità è che l'unica canzone che merita, forse, è la ballata acustica che chiude il disco. "Since I Told You It's Over" è infatti una piccola chicca che ci presenta Kelly Jones non impegnato ad assomigliare a qualcun'altro, bensì a cantare una bella pop song, con un bel testo e a ricordarci che forse era meglio un disco unplugged che non quest'opera senza forma.

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Riassunto del Bot

La recensione esprime una netta delusione per l'album degli Stereophonics. Dopo un inizio promettente, le tracce successive appaiono prive di direzione tra rock, blues e country. Solo pochi episodi si salvano, il disco risulta complessivamente noioso e destinato solo ai fan più accaniti.

Tracce testi video

01   Help Me (She's Out of Her Mind) (06:56)

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04   You Stole My Money Honey (04:20)

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06   Climbing the Wall (04:57)

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08   I'm Alright (You Gotta Go There to Come Back) (04:39)

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09   Nothing Precious at All (04:21)

10   Rainbows and Pots of Gold (04:13)

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12   High as the Ceiling (03:21)

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13   Since I Told You It's Over (04:41)

Stereophonics

Gli Stereophonics sono una band rock gallese guidata dal frontman Kelly Jones, spesso elogiata nelle recensioni per melodie efficaci e per la vocalità riconoscibile del cantante. La discografia viene descritta come un percorso tra britrock, ballate e influenze più americane/acustiche in alcune fasi.
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