Tendenzialmente non amo le serie. Le trovo sostanzialmente indigeribili nel nuovo stile di sceneggiatura e fotografia, che me le rendono insopportabili. Questa Ripley é una cosa diversa. Nonostante la produzione Netflix, la amo. Nella fotografia, nella regia, nella sceneggiatura.

In origine vi é un romanzo, "Il talento di Mr. Ripley", di Patricia HIghsmith.
Venne poi un ottimo "Delitto in pieno sole" ("Plen soleil") di René Clément, 1960, con un Alain Delon in gran spolvero, ed infine un trascurabile "Il talento di Mr. Ripley" di Anthony Minghella, 1999.

Non mi soffermerei sulla trama, in qualche modo giá nota a causa delle precedenti trasposizioni, e che comunque non costituisce il principale punto di forza di questa serie.

Mi soffermo sulla fotografia, un bianco e nero ostentato, ostinato, saturo di giochi di luce, che viene preso per mano da Caravaggio all'inizio e da questi portato e protetto fino alla fine.
Sempre bianco e nero, per otto puntate, tranne quattro secondi di impronte di gatto.

Mi soffermo sulla sceneggiatura, fantasticamente ambientata tra Atrani fino a metá serie, e poi tra Roma, Sanremo e Venezia.
La macchina da presa lavora benissimo; da italiano ho apprezzato particolarmente le scelte delle inquadrature, tutte molto significative.
Non sono sicuro circa l'effetto che possano aver prodotto su chi l'Italia non conosce; ma giocano senz'altro sulla forte evocativitá.
Mi soffermo sulla regia, eccellenti inquadrature, espressioni, dettagli sui quali ci si sofferma e che inducono alla riflessione.
Mi soffermo sulla colonna sonora. Perfetta. Sará altrettanto significativa per il pubblico internazionale?
Siccome mi colpisce - come si evince da quanto ho scritto sin qui - una produzione assolutamente statunitense (bravo Zaillian), desidero far notare come le figure dei personaggi italiani siano, tranne pochissime eccezioni, figure positive.
Simpatici, colti (ove possibile), onesti (ove possibile), comprensibili, condivisibili.
Non so se agli occhi del pubblico internazionale questo sia normale; sospetto che ci sia una predisposizione ed un certo compiacimento da parte del regista.
Ma accettiamola per come viene.

Lo rivedró.
Non per la trama, ma per la fotografia.
Da amante di Caravaggio, merita un secondo passaggio.

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