Cosa vuol dire essere maturi? È una condizione auspicabile?
Cosa è un album maturo?
Ecco alcune delle domande che mi trovo ad affronatare ascoltando quest'ultima fatica dei SFA.
Inevitabilmente arriva il momento nella vita di ogni band in cui si sente l'esigenza di fare un salto di qualità, di ampliare la propria audience, di fare un album "maturo". Fa parte del normale processo di crescita.
Gli stessi membri del gruppo non hanno piú vent'anni e quindi cambiano i punti di vista, le esigenze, le ambizioni.
Rimane aperta la questione se la pop/rock music non sia affar da giovani, non presupponga infatti una certa dose di incoscienza, di amore per il rischio, di incompetenza addirittura, insomma di immaturità?
Non potrebbe esser dunque una contraddizione in termini l'idea stessa di un album pop maturo?
Nel caso di un gruppo come i SFA la domanda è quanto mai sensata perché le loro migliori qualità - imprevidibilità, pazzia, inventiva - richiedono quell'entusiasmo degli inizi che in seguito invevitabilmente diminuisce a favore della perizia tecnica e compatteza compositiva.
Ecco allora che "Phantom Power" sposa un tipo di scrittura piú coesa, strutturata, "classica" e vede una generale prevalenza della forma "ballata" sui numeri piú veloci (uno dei pochi è l'ottimo singolo "Golden Retriever").
In generale si sente un recupero delle forme vocali sixties ("Piccolo Snare", "Hello Sunshine" , “Sex, War And Robots") con buoni risultati.
Nella seconda parte del disco la qualità di scrittura cala con le banali "Bleed Forever" e "Out Of Control" per poi innalzarsi di nuovo fino all'eccellente brano conclusivo "Slow Life".
Un lavoro curato, suonato bene, lussureggiante: nei suoni molto solare, nei testi molto ancorato alla realtà con svariati riferimenti ai venti di guerra che hanno attraversato l'occidente negli ultimi anni ("Piccolo Snare", "Out Of Control", "Slow Life", lo stesso phantom power allude all'occulto potere che controlla i destini individuali).
Insomma, i SFA stanno maturando. Non è necessariamente un male. Ci sono abbastanza gioielli da poter guardare ad un futuro brillante.
Hanno esagerato con la sperimentazione, e ne è uscito un album che trovo noioso e privo di idee.
Meno male che progressivamente, con i successivi album si sono ripresi, fino all’ultimo, un vero capolavoro.