Copertina di Terence Young Wait Until Dark
London

• Voto:

Per appassionati di thriller classici, cinefili interessati a interpretazioni iconiche, utenti attenti alla suspense psicologica e agli aspetti sensoriali nei film
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LA RECENSIONE

Non importa quanto il giorno possa essere grigio e triste,
aspettiamo il tramonto e il nostro cuore si riaffrancherà.
Il luogo delle nostre passioni è solo dove condividiamo i nostri sogni,
dovunque si materializzino le nostre fantasie.
Quando percepisco il tuo respiro nell'oscurità
la mia tristezza svanisce.
E se il monotono scorrere del giorno soffoca le nostre aspirazioni,
che paiono quasi perdere la loro essenza,
aspettiamo il tramonto.

"Wait Until Dark" Henry Mancini

L'oscurità, il buio che ti avvolge, ti toglie l'aria, ti fa vivere perennemente in una condizione di frustrazione, di nervosismo ossessivo. Questo è lo stato in cui è costretta Suzy, una ragazza rimasta cieca a causa di un incidente e che cerca lentamente di tornare alla normalità organizzando la sua vita in modo meticoloso così da incontrare sul suo cammino meno ostacoli possibili; l'arrivo di una misteriosa bambola trasformerà una giornata ordinaria in una lotta per la vita.

"Non mi piace che traspaia la tecnica, anzi , persino metterla in campo. Speravo di riuscire a rappresentare la cecità partendo da me stessa e, in qualche modo, di riuscire così a convincere il pubblico." Il suo ultimo film degli anni '60, poi il ritiro temporaneo fino al 1975, una Audrey Hepburn capace di portare sul grande schermo in modo perfetto e toccante la condizione di Suzy, una delle sue più grandi interpretazioni che rende questo film quello che è: un crescendo di tensione, paura, di disagio e straniamento. La senzazione che prevale nello spettatore è l'incapacità di immedesimarsi nei panni della protagonista, infatti Suzy è ad un livello percettivo molto più complesso e integrato con l'ambiente che la circonda, non vede ma coglie tutto quello che le accade intorno, l'invasione del suo rifugio da parte dei tre criminali che vogliono l'oscura bambola è l'elemento chiave che fa nascere in lei un incosapevole senso di sopravvivenza. La citazione precedente si riferisce ad un punto molto importante dello sviluppo della figura di Suzy Hendrix, la casa produttrice voleva che fosse visibile l'handicap della ragazza, una cicatrice o un paio di occhiali scuri, la Hepburn volle invece eliminare il riscontro puramente fisico e mettere in evidenza la condizione di Suzy partendo dalla sua anima. Quindi per tutto il film Audrey ha questo magnifico sguardo perso, intenso, i suoi occhi sono fissi, spenti ma allo stesso tempo bellissimi frutto di uno studio intenso della cecità al Lighthouse, un centro di riabilitazione per non vedenti. Il film si sviluppa nella casa della protagonista, un piccolo appartamento seminterrato di New-York, tutto si svolge in questa piccola porzione di spazio che per Suzy non ha segreti e grazie a questo potrà difendersi e lottare contro Roat, uno squilibrato criminale reso in modo magnifico da Alan Arkin:

Roat tormenta una terrorizzata Susy, sfiorandola con una mano e con un foulard
"Vuole darmi la bambola Susy?"
"Io non ce lò!" -
il foulard sfiora il volto di Susy
"Non posso crederlo" - il foulard la sfiora di nuovo
"Non ce lò!!! Non ce lò più con mè!!!" -
il foulard cala di nuovo implacabile - "che cos'è!!!??? stia fermo!!!"
"Io non voglio farle del male" -
la sfiora di nuovo - "quindi mi dica dov'è quella bambola, per il suo bene" - e la sfiora ancora
"Non lo sò!!! Non è quì!!!"
"Perchè non mi dice la verità?" -
questa volta le accarezza il volto con una mano
"Aaagh che cos'è !!!???"
"Una cosa delicata: la mia mano"

La regia di Young è esemplare, il soffermarsi sui primi piani della protagonista nel momento in cui lei percepisce che qualcosa non va, un rumore stridente di scarpe nuove ripetuto, il suono delle veneziane che si aprono e si chiudono nonostante che sia sera, contribuisce a creare la giusta tensione emotiva verso l'intenso climax finale, è grazie a Suzy che lo spettatore può trovare la chiave per avvicinarsi al suo modo di percepire la realtà. Questa senzazione viene notevolmente provata nel momento in cui la ragazza rompe tutte le luci di casa per poter rendere lo spazio un elemento a suo favore nella lotta finale con Roat, in queste scene Audrey è semplicemente irraggiungibile.

Un film bellissimo, i cui toni drammatici sono esaltati dalla eccelsa colonna sonora di Henry Mancini, soprattutto nell'incipit che introduce subito gli elementi misteriosi che aleggieranno per tutta la pellicola.

P.S. : purtroppo non è ancora disponibile in DVD in Europa, Rai Uno lo ha trasmesso Giovedì mattina alle 2:15. Prendetevela con i decelebrati che stendono i palinsesti.

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Riassunto del Bot

Wait Until Dark è un thriller intenso diretto da Terence Young, che vede Audrey Hepburn nel ruolo di Suzy, una donna cieca che lotta per la sopravvivenza. La sua performance autentica e commovente unita alla regia tesa e alla colonna sonora di Henry Mancini crea un crescendo di suspense difficile da dimenticare. Il film si sviluppa principalmente in un appartamento di New York, enfatizzando l'isolamento e la fragilità della protagonista. La recensione elogia in particolare la naturalezza con cui Hepburn rappresenta la cecità senza ricorrere a stereotipi visivi.

Terence Young

Regista britannico (1915–1994), noto per avere plasmato i primi film di James Bond con Sean Connery e per thriller come Wait Until Dark. Ha firmato anche il crime The Valachi Papers.
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