Al "Tiger Tiger" c'è il sorriso d'ordinanza. Ne ordino un paio, e mi faccio accettare.

Al "Tiger Tiger" passano qualcosa tipo disco-pop, e c'è il cocktail d'ordinanza. Tiro via 5 pound per la bella cassiera e tutti mi guardano con rispetto. Un gesto troppo materiale nei confronti di un viso tanto carino, e mi sento di rimediare. Le parlo di quanto è bella la vita, di quanto è grande questa mia tristezza, che mi sembra di morirne. Le dico chi sono, cosa faccio, da dove vengo e - soprattutto - che non so dove sto andando.
Ma niente, la bella cassiera è al terzo cliente dopo di me, s'è già scordata di tutto lei, ma non della mancia.
Mi assale di nuovo la tristezza, tiro via altri 5 pounds e mi sbronzo.

Una ragazza brutta come una regina mi guarda intensamente. È fatta, basta spostare il pedone che mi ritrovo tra le gambe in D4. Poi, un ragazzo le s'avvicina; cominciano a parlare di cose idiote, lei ride e poi vanno via, probabilmente ad accoppiarsi.
Tiro via un sospiro di sollievo, torno dalla bella cassiera che immagino piena di tormento, e le dico - finalmente - anche dove sto andando.

A Seven Dials c'è il mio migliore amico Dy, mezzo cambogiano, mezzo francese e mezzo chissà che, non ci capisco nulla. Dy è sempre a Seven Dials, a volte mi piace immaginare che stia lì ad aspettare ch'io arrivi ad inondarlo della mia tristezza. È per questo che mi piace immaginarlo il mio migliore amico.
Dy mi passa gli Afternoons, e me ne parla. Mi dice che la deliziosa copertina è un dipinto di un certo Donovan, che egli vide a Cardiff, e di cui s'innamorò. Mi dice che la partenza di "A Change In Season" gli ricorda tanto i Divine Comedy, che i Beatles gli sembrano suonare al completo in "Calico", che i cori di "Falling Is Easy" gli ricordano i Kinks, con quell'arpeggio dolce. Mi dice che che "Saturday Afternoon" sono gli Housemartins che si sposano con i Belle & Sebastian. Mi dice "If You Can Charm The Ticket Booth Girl" è la più bella canzone che gli Smiths potrebbero scrivere in una improbabile reunion. Anche la voce sembra simile, e la chitarra suona uguale. "Talk Me About Tomorrow", invece, rende impossibile distinguere le due band: canzone bellissima, invero, che però deve rendere giustizia alla successiva "Saturn", che parte lenta come una ninnananna velvetiana, e poco dopo aprirsi ad un organo lisergico chiude con un coro di voci oltre le nuvole.
Dy mi guarda, aspetta - come ogni volta - che io gli dica di quanto mi senta fottutamente triste. Ma non gli dico nulla.
"È per questo che ti dò questo disco, man".

Stephanie è partita. Elisabeth è partita. Pavel, che mi abbracciava forte fino a farmi male, è partito. Dy partirà tra poco, alla volta di Parigi o di Phnom Pehn o di chissà dove, alla ricerca di un'altra Seven Dials.

Prendo il fagotto dei giorni che ho trovato nel sole, e che porto sempre con me, e mi allontano, sotto la pioggia.

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