Luke Haines leader indiscusso degli Auteurs è un altro personaggio sottovalutatissmo, perso com'è ormai nella storia del Brit-pop sebbene la sua visione e scrittura non appartenesse per nulla all'ottimismo e alla solarità del brit-pop anni 90.
Basta ascoltare 'New Wave', primo e forse più rappresentativo album degli Auteurs, le atmosfere decadenti, cupe, oppressive riescono a ingabbiare queste canzoni pop dandole una chiave di lettura difforme, inquietante, sporca.
Haines conserva il gusto melodico dei migliori songwtiters albionici ma ogni parola viene come pronunciata con un ghigno malevolo e malinconico, da stella decaduta. Ed i testi son infatti infarciti di "stars" sfatte, distrutte, cadute in disgrazia, di personaggi mezzi falliti. Queste canzoni sanno di stanze con letti disfatti e bottiglie di birra per terra, di risvegli a mezzogiorno senza memorie di ciò che è successo la sera prima.
È un mondo di luci e ombre. Luci spesso lontane perse in un passato che non tornerà e ombre presenti, inevitabili. Le chitarre sono dense d'una potenta repressa, la voce di Haines è una smorfia di sdegno come in "Idiot Brother" uno dei pezzi migliori dell'album. Ma sa anche farsi più dolce nel gioiellino "Junk Shop Clothes"("...will get you nowhere...") o ancora ironica in Valet Parking ("Im sick of parking cars...").
Insomma un disco da riscoprire, pregevole sia a livello di testi che nella componente musicale.