Copertina di The Cooper Temple Clause Make This Your Own
NickGhostDrake

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Per appassionati di rock alternativo, fan dei the cooper temple clause, ascoltatori di musica inglese post-2000, critici musicali e amanti dell'art-rock e metal.
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LA RECENSIONE

Il primo disco, "See This Through And Leave", si apriva con un leggerissimo tocco di elettronica e proseguiva come un buon disco di electro-rock, probabilmente il debutto inglese dell'anno.

Il secondo disco, "Kick Up The Fire, And Let The Flames Kick Loose" (che titolo meraviglioso), si apriva con un morbido tappeto di loop e proseguiva come un capolavoro di art-rock, uno dei migliori degli anni inglesi del sottoscritto.

Il terzo disco, "Make This Your Own" (che titolo banale), si apre con una chitarra nervosa, una voce aggressiva, e prosegue con una sensanzione di cattivo presagio. Nemmeno è di buon auspicio che un frettoloso ascolto suggerisca come migliore del lotto la successiva, "Homo Sapiens", scabroso metal-rock per palati mtviani, e quello successivo addirittura la più commerciale, "Waiting Game", che pare invece suonare come un incrocio decadente tra la sezione ritmica dei Feeder e Brian Molko (non per nulla le due canzoni hanno introdotto come singoli).

L'ultimo disco della band peggio pettinata del Regno Unito, "The Cooper Temple Clause" (che magnifico nome), è una delle uscite più attese degli ultimi anni, in virtù di una carriera maturata su una ricerca del suono particolarissima, che affonda le radici in quel pop-rock obliquo che tanto lusinga noi bramosi di pulsazioni alternative, senza per questo disdegnare ancora più raffinate sortite radioheadiane.

In precedenza alcuni cambi a dar preoccupazione ai ragazzi: uno di formazione (l'abbandono del bassista per le braccia comode dell'insopportabile Carl Barat - vedi alla voce "The Libertines") e uno di etichetta, dopo la doppietta major che aveva aperto le danze.

Lasciate a casa le sperimentazioni post-, quindi, i "The Cooper Temple Clause" cercano, attraverso queste nuove dieci tracce, la ricerca della melodia a tutti i costi, anche a rischio di sfociare nel plagio placebiano dell'innocua e irritante "What Have You Gone And Done?", guarda caso posta strategicamente come giro di boa. Che abbiamo voluto con questo passare all'incasso? Il dubbio rimane. "Make This Your Own" non è un brutto disco, sempre che gli si conceda il tempo dovuto e si riesca a cogliere la statura intatta di pezzi come "Head", bellissima con le sue articolazioni pesanti e pensanti; o la chiusura di "House Of Card", con la voce (che io personalmente adoro e in questa ultima fatica m'è parsa spesso stanca) che raggiunge le vibrazioni antiche di un piccolo gioiello quale era "Written Apologies"; o infine i cambi improvvisi di "All I See Is You", che parte soffusa prima di sfiorare nuovamente pericolose alternative metal, e che la classe cristallina riesce a fermare al limite del baratro.

Due stelle e mezza, dunque, che salgono a tre perchè ogni scarrafone è bello a mamma soja.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza il terzo album "Make This Your Own" dei The Cooper Temple Clause, mettendo a confronto l'evoluzione del loro sound dai precedenti lavori. Il disco esplora sonorità metal e alternative rock con un tono più aggressivo, ma viene percepito come meno ispirato, con canzoni commerciali e momenti di stanchezza vocale. Nonostante ciò, alcuni brani si distinguono per qualità e struttura, meritando comunque un ascolto più attento. La valutazione finale è di una discreta sufficienza, senza particolari entusiasmi.

Tracce testi video

01   Damage (03:43)

03   Head (03:52)

04   Connect (04:09)

06   Once More With Feeling (03:16)

07   What Have You Gone and Done? (03:56)

08   Take Comfort (04:21)

09   All I See Is You (06:43)

10   Isn't It Strange (04:34)

11   House of Cards (05:03)

The Cooper Temple Clause

The Cooper Temple Clause sono una band alternative rock britannica nata a Reading (Berkshire) e attiva tra il 1998 e il 2007. Hanno pubblicato tre album in studio, unendo chitarre pesanti e sperimentazioni elettroniche, con singoli di rilievo come Blind Pilots e Let’s Kill Music.
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