Copertina di The Enemy We'll Live And Die In These Towns
GrantNicholas

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Per appassionati di rock britannico, fan di oasis e u2, ascoltatori indie alla ricerca di nuovi talenti e critici musicali
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LA RECENSIONE

"We'll Live And Die In These Towns" è il full lenght d'esordio degli Enemy, band di Coventry.

Il trio composto da Tom Clarke, Liam Watts e Andy Hopkins ha goduto da subito di grande considerazione da parte del pubblico e della stampa specializzata; accaparratisi un contratto con la Warner ed uno dei migliori produttori d'oltremanica (Owen Morris), i tre hanno dato alle stampe il loro esordio nel luglio 2007.

I primissimi Oasis sembrano un riferimento molto importante riguardo il sound di questo chiacchierato esordio (anche a livello d'immagine la band sembra decisa a seguire le orme dei primi, "street oriented" Gallagher bros.), anche se sarebbe riduttivo considerare gli Enemy alla stregua di una fedele cover band.

I pezzi infatti, nonostante una monocromaticità ahimé piuttosto diffusa nel panorama musicale albionico odierno, riescono in più di un'occasione a virare verso strade più inattese, incastonandosi comunque in maniera sorprendentemente efficace nel tessuto sonoro dell'lp. Le chitarre sono, come spesso accade in lavori del genere, fondamentali nell'economia di ogni singolo brano: si va da cose tipicamente indie e danzerecce, come "Technodanceaphobic" (ottima), ad un singoletto graffiante, orecchiabile e molto efficace come la sorniona "Had Enough". "Aggro" apre i giochi con un riff à la Kaiser Chiefs ultimissima maniera (sentire "Retirement" da "Yours Truly, Angry Mob"), ma le cose più "insolite" gli Enemy le riservano per l'epicità tipicamente U2 di "This Song" (quasi una nuova versione di "Where The Streets Have No Name"), le delicatezze acustiche della titletrack e della conclusiva "Happy Birthday Jane", oltre ad un insolito ibrido Muse/Editors come "Pressure". "You're Not Alone" sembra presa di peso da un disco britpop di metà anni '90, così come il wall of sound iniziale di "It's Not Ok" (che però vira verso un refrain più in linea coi tempi che corrono). "40 Days And 40 Nights" (singolo d'esordio della band, stampato in edizione limitata di 1000 copie in vinile nel 2006) è l'episodio più debole del disco, in quanto scimmiotta eccessivamente i più "anziani" Arctic Monkeys.

"We'll Live..." è un discreto esordio, che si lascia ascoltare molto bene. Solo il tempo dirà se gli Enemy sono l'ennesima cometa stagionale, o qualcosa di più duraturo.

Tracce chiave: "Pressure", "Had Enough", "Technodanceaphobic"

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Riassunto del Bot

Il debutto degli Enemy con We'll Live And Die In These Towns è un album solido che unisce influenze di Oasis e U2 a spunti indie freschi. Nonostante alcune somiglianze e qualche monotonia nel panorama britannico, il trio di Coventry mostra talento e potenziale. Brani come Pressure e Had Enough si distinguono per originalità e orecchiabilità. L'album è un buon punto di partenza, l'attesa è per la prova del tempo sulla loro longevità artistica.

Tracce testi video

05   We'll Live and Die in These Towns (03:55)

06   You're Not Alone (03:41)

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07   It's Not OK (03:34)

08   Technodanceaphobic (02:31)

09   40 Days and 40 Nights (03:34)

11   Happy Birthday Jane (02:58)

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The Enemy

Trio rock di Coventry composto da Tom Clarke, Liam Watts e Andy Hopkins. Esordio col disco "We'll Live And Die In These Towns" nel 2007, pubblicato per Warner e prodotto da Owen Morris.
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