Copertina di The God Machine Scenes From The Second Storey
zigghio

• Voto:

Per appassionati di musica alternativa, fan del doom e rock gotico, amanti di testi esoterici e atmosfere cupe, cultori dei grandi album degli anni ‘90.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Un'ora di dolce oscuro rumore controllato e di lente vio-lente songs: wall of sound cupo e trascinante fondato su ritmiche sia epiche che scarne, un disco intenso, emozionante, equilibrato tra decadentismo e impatto sonoro.

Il trio ha potuto fare uscire solo due dischi (cercate anche il secondo) inframezzati da un ep di cover prima della morte del bassista (Hernandez) e del relativo scioglimento... dalle ceneri sono nati i Sophia, più acustici e meno hard.

La loro bravura è inversamente proporzionale al successo ricevuto e per inquadrarli stilisticamente prendi i Jane's Addiction, raccontagli un po' il male del mondo e poi sbattili in studio, togli loro il divertimento sottraendoli ai club privè losangelini e fateli approdare nella fondamentalista Teheran al tempo di Khomeini , ecco forse ci siamo, son loro: i God Machine: wagnerianamente altisonanti e malinconici.

Lo stendersi di questa invocazione titana, offertaci da questi alchimisti del doom più illuminato, l’iniziazione, la meditazione, l’ascesi; tutto è calcolato, le odi dense e tragiche, il culto della dea Iside è un mix di doom, suoni ipnotici e ripetitivi e riffs drammatici e sabbatici notevoli. Le canzoni (spesso lunghe) creano un'atmosfera parossisticamente incredibile: The Blind Man, Desert Song, Purity, Dream Machine, Seven, cattedrali che atterriscono, dove tutto diviene acquario ardente e devozione, echeggiano i “de profundis”, letti intrisi di sentori, divani oscuri, nuovi strani fiori, vampe di azzurro mistico e fulgori.
La religione e l’esoterismo sono sicuramente gli elementi più presenti nelle lyrics, come sempre intense e in grado di sconvolgere, mentre dal punto di vista musicale la band continua ad offrirci un universo senza colori, un mondo di ombre e chiaroscuri.

Suoni viscerali che penetrano direttamente nell'anima, scaturiti da una Gibson Les Paul con un difetto voluto ai pick up che rende il suono tetro e devastante e produce suoni sempre arricchiti con flange, feedback, delay ed altri effetti.
Stimiamo con silenziosa vertigine la spropositata portata di questo disco.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Questa recensione celebra l'album 'Scenes From The Second Storey' dei The God Machine come un capolavoro oscuro e intenso. Il disco si distingue per le sue atmosfere dense di doom, suoni ipnotici e testi ricchi di esoterismo e religione. La band, pur rimasta sotto i riflettori, è lodata per la sua bravura e originalità sonora. Le tracce lunghe e avvolgenti creano un viaggio emotivo e coinvolgente che rimane indelebile nell'ascoltatore. Il disco è consigliato agli amanti di sonorità complesse e cariche di pathos.

Tracce video

01   Dream Machine (05:25)

02   She Said (04:42)

03   The Blind Man (05:58)

04   I've Seen the Man (02:39)

05   The Desert Song (05:13)

06   Home (05:20)

07   It's All Over (05:55)

08   Temptation (05:14)

11   Seven (16:39)

12   Purity (08:56)

13   The Piano Song (03:07)

The God Machine

The God Machine sono un trio alternative rock di San Diego (Robin Proper‑Sheppard, Jimmy Fernandez, Ronald Austin). Trasferitisi a Londra, debuttano con l’EP Purity (1991), quindi l’album Scenes From The Second Storey (1993) e l’ultimo One Last Laugh in a Place of Dying... (1994). La band si scioglie nel 1994 dopo la morte del bassista Jimmy Fernandez; Proper‑Sheppard fonderà poi i Sophia.
09 Recensioni

Altre recensioni

Di  tia

 "Scenes From The Second Storey è la somma delle emozioni che si possono provare nella vita e passa come una saetta con tutta la sua potenza iniziale dalle orecchie per poi guardarti dentro da vicino."

 "Un dolcissimo trip sonoro in stile free-form che conclude il pezzo, un viaggio molto interessante che amo tornare a vivere spesso."